mercoledì 22 novembre 2017

Il vero nome del Maestro dell’Annuncio ai pastori


fig. 1 - Annuncio ai pastori - Birmingham, City museum and Art Gallery
Da tempo avevo raccolto sul Maestro dell’Annuncio ai pastori un centinaio di foto ed una corposa bibliografia, oltre ad aver pubblicato 4–5 articoli (consultabili su internet) sugli aspetti più salienti della sua attività, per cui con difficoltà resistevo al pressante invito del mio editore di far uscire una monografia sull’artista.
Volevo però essere certo di poter svelare la sua vera identità, dopo decenni in cui si è creduto potesse trattarsi di Juan Do.
Il dibattito sul Maestro dell’Annuncio ai pastori nasce ufficialmente nel 1923, quando August L. Mayer – intervenendo a proposito della tela raffigurante l’Annuncio ai pastori (fig.1), passata in quegli anni al museo di Birmingham – respinse l’attribuzione a Velázquez, rapportandola piuttosto all’ambito della bottega del Ribera. Ricordando quindi gli allievi del maestro individuati dal De Dominici nel 1743, quali Antonio Giordano, padre di Luca, Juan Do e Bartolomeo Passante, indica implicitamente che il nome del pittore vada circoscritto a questa rosa di artisti. Il dibattito venne ripreso poi da Roberto Longhi nel 1935, che, definendo il pittore superiore a Ribera, propose di identificarlo con il brindisino Bassante. Il numero di opere attribuibili per la classica iconografia (fig. 2–3–4–5) al Maestro dell’Annuncio ai pastori aumentò nel corso degli anni, così come la discussione sulla sua identificazione. Giuseppe De Vito, dopo un incauto accostamento al nome di Nunzio Rossi, è stato il maggior sostenitore di Juan Do come possibile artefice di tali opere. A partire da un Filosofo (fig.6), venduto da Christie’s nel 1999, ha creduto di riconosce la firma del pittore in un monogramma presente nella tela e, alla luce di ciò, ha ricondotto al pittore anche altre scritte di difficile lettura: così nel da lui citato Vecchio in meditazione con cartiglio in mano (fig.7) e nel Filosofo stoico (fig. 8) del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

fig. 2 - Annuncio ai pastori  - Napoli museo di Capodimonte
fig. 3 - Annuncio ai pastori - Venezia Semenzato ottobre 1999

fig. 4 - Annuncio ai pastori  - Besancon musee des beaux arts et archeologie
fig. 5 - Annuncio ai pastori - Bari pinacoteca provinciale
fig. 6 - Filosofo in lettura  - Milano collezione Koelliker
fig. 7 - Vecchio in meditazione con cartiglio - Milano collezione privata
fig. 8 - Filosofo stoico - Vienna Kunsthistoriches museum

Oggi sappiamo con certezza che Juan Do è un semplice copista delle opere di Ribera, dopo la scoperta nel corso di un restauro eseguito nel 2008 su un grande retablo della Cattedrale di Granada, della sua firma, a caratteri cubitali, “Juan Do” e la data 1639, su di un Martirio di San Lorenzo (fig.9), replica di un celebre dipinto del Ribera (fig.10), il cui nome compare in corsivo accanto alla firma del copista, a dimostrazione che il pittore era un semplice duplicatore di creazioni del maestro e non il poderoso esecutore dei numerosi dipinti che gli verrebbero attribuiti.
Oggi l’unico dipinto che possiamo ragionevolmente assegnare all’artista è la Adorazione dei pastori (fig.11), conservata a Napoli nella chiesa della Pietà dei Turchini.
Ritorniamo al problema di dare un nome all’anonimo quanto grande maestro.
Nel 2014 Giuseppe Porzio, nella sua magistrale opera sulla scuola di Ribera, ha ipotizzato che Bartolomeo Passante (fig.12), di cui ci parla vagamente il De Dominici e Bartolomeo Bassante (fig.13), di cui sappiamo luogo e data di nascita e di morte, siano la stessa persona, parere accolto, anche se con cautela, da Erich Schleier e Stefano Causa e che noi viceversa respingiamo per motivi cronologici.

fig. 9 - Giovanni Do - Martirio di San Lorenzo - Granada. cattedrale retablo de Jesus Nazareno

fig. 10 - Jusepe de Ribera, Martirio di S. Lorenzo, 1620-24, National Gallery of Victoria, Melbourne

fig. 11 - Juan Do - Adorazione dei pastori - Napoli chiesa della Piet+á dei Turchini

fig. 12 - Firma diocesano

fig. 13 - Firma

Cominciamo riportando le parole del De Dominici:
“Bartolomeo Passante fu discepolo del Ribera, e sotto la sua direzione riuscì valentuomo, e tanto che il maestro molto l’adoperava nelle molte richieste di sue pitture e massimamente per quelle che dovevano essere mandate altrove, ed in paesi stranieri. E questa è la cagione che poche opere sue si veggono esposte in pubblico,  ma solamente in casa di alcuni particolari si ammirano varie istorie sacre da lui dipinte, e mezze figure di santi e filosofi, perciocché egli di età ancor fresca morì di peste. Egli è così simile alle opere del Ribera che bisogna sia molto pratico di lor maniera chi vuol conoscerlo, conciossiacchè nel componimento e mossa delle figure, è simile al suo maestro, e più nel tremendo impasto del colore, come si puol vedere dal bel quadro della Natività del Signore, situato sopra la porta della chiesa di S. Giacomo de’ Spagnuoli, il quale è così eccellente che sembra di mano del suo egregio maestro, e massimamente a’ forestieri, da’ quali viene creduto di mano del Ribera, nel quale, però, da chi è intelligente dell’arte vi si vede un carattere superiore, nel ricercato disegno, e nell’espressione degli affetti, e più nell’esprimere la languidezza delle membra nella decrepità de’ suoi vecchi, nella quale si può dire che fu inarrivabile. Laonde di Bartolomeo sol diremo che fu valente scolaro di Giuseppe di Ribera, e che l’opere sue son stimate da’ professori quasi al pari del suo ammirabil maestro”.
Parole vaghe, ma che potrebbero riferirsi al Maestro degli Annunci ai pastori, che va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne. Una sorta di introspezione sociologica ante litteram della questione meridionale, indagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti negli sterminati latifondi come servi della gleba; immagine di un mondo contadino e pastorale arcaico, ma innocente e la cui speranza è legata ad un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato dall’Annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.
Le condizioni di vita e di lavoro di contadini e pastori sono state per millenni dure dovunque, ma nel profondo sud, sia sotto gli Spagnoli che sotto i Borbone, sono state ulteriormente aggravate dall’abbandono al suo destino del latifondo, utilizzato unicamente per ricavare un reddito da parte di una classe sociale ottusa e rapace.
Il pittore è rimasto a lungo anonimo, perché l’iconografia dei suoi dipinti era rivoluzionaria e di conseguenza nessuna committenza pubblica gli è stata mai assegnata né dalla Chiesa, né dalla nobiltà, da cui la mancanza di documenti di pagamento negli archivi cittadini. La sua attività copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più disperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.

fig. 14 - Adorazione dei pastori -  Firenze Fondazione Roberto Longhi
fig. 15  - Adorazione dei magi - 127 - 180 - Napoli collezione Banco di Napoli, palazzo Zevallos

fig. 16 - Ritratto di uomo che scrive(siglato) - Milano mercato antiquariale

fig. 17 - Olfatto (ragazza con la rosa) - 103 - 78 - Milano collezione De Vito

Altre iconografie care al nostro pittore sono l’Adorazione dei pastori (fig.14) e dei Magi (fig.15), i ritratti di sapienti (fig.16), le allegorie dei 5 sensi (fig.17) ed il Gesù tra i dottori (fig.18).
Un personaggio che compare in numerosi quadri e che da parte della critica è stato identificato come l’autoritratto del pittore è un vecchio dai capelli bianchi e dalla barba fluente preso di profilo intento ora a dipingere ora a leggere.
Naturalmente se si trattasse di un autoritratto il Nostro pittore sarebbe più anziano dello stesso Ribera.
La tela capostipite della serie è il celebre Studio del pittore (fig.19) conservato a Oviedo nella collezione Masaveu, uno dei capolavori dell’artista sul quale compare una lettera B, intorno alla quale si sono sprecate le ipotesi versando fiumi di inchiostro  e che sappiamo eseguita con certezza tra il 1632 ed il 1638.
Vi sono poi la Lezione di greco (fig.20) della raccolta Neapolis di Ginevra, la Morte di S. Alessio (fig.21) del castello di Opocno, che aveva sul retro un’attribuzione settecentesca a Bartolomeo Bassante o Passante, il Filosofo che legge (fig.6) della collezione Koelliker di Milano ed ancora altri.
Un dipinto certamente autografo è la Fucina di Vulcano (fig.22), già a Weimar, nel museo del castello, descritto in un inventario del 1694 nella collezione di Alvaro della Quadra.
Ma l’inventario più importante è quello della raccolta dei principi Caracciolo di Avellino, da cui proviene il dipinto capostipite dell’artista (fig.2), oggi nel museo di Capodimonte e la sua corretta lettura è merito di Giuseppe Porzio.
Concludiamo proponendo ai lettori l’ultima opera del pittore (fig.23) la Natività di Maria, conservata a Castellammare di Stabia, nella chiesa di S. Maria della Pace, pregna di un cromatismo influenzato dalla lezione pittoricistica, che ebbe successo a Napoli dopo il 1635.
Ci diamo appuntamento a breve per l’uscita della monografia e ribadiamo Bartolomeo Passante, con la P, non la B.

Achille della Ragione


fig. 18 - Gesù tra i dottori  - Nantes museé des beaux arts
fig. 19 - L'atelier del pittore - giá Montecarlo Sotheby's giugno 1988 - Oviedo collezione Masaveu
fig. 20 - La lezione del maestro  - Spagna collezione privata
fig. 21 - Morte di S. Alessio - Opocno castello
fig. 22 - Officina di Vulcano - Weimar, museo del castello

fig. 23 - Nativitá di Maria (particolare)  - Castellammare di Stabia, chiesa di S. Maria della Pace







domenica 19 novembre 2017

A giorni esce il nuovo libro di Achille della Ragione

 

Prefazione

Amo Capri da sempre e per oltre 30 anni ho posseduto una splendida casa a pochi passi dalla Piazzetta, per cui ho accettato con gioia l'invito dell'editore di raccogliere una serie di miei articoli pubblicati in passato su riviste cartacee e telematiche, integrandoli con nuovi contributi per farne un potenziale best seller.
Questi articoli coprono un arco temporale molto ampio, il più antico: Capri: una piccola isola dalla grande storia, con foto di mio nipote Mario, fu pubblicato nel 1998 dalla rivista mensile Casa Mia. Il più recente, su Villa Fersen è stato pubblicato da numerosi quotidiani pochi giorni fa.
Il corredo fotografico che accompagna gli scritti è composto da oltre 200 foto, la gran parte dell'amico Dante Caporali e per goderle a colori basta andare in rete, digitando il titolo del libro.
Ho riciclato 4 biografie di capresi doc: Guido Lembo ed il principe Giuseppe Caravita di Sirignano dal I tomo del mio libro sui Napoletani da ricordare, Peppino di Capri dal II, e la signora della piazzetta di Capri dal III. Inoltre dalla mia autobiografia(I miei primi 70 anni) i divertenti capitoli sul Saccheggio di villa Malaparte ed Estate Capri.
Ho ritenuto poi di includere una serie di contributi su Anacapri, che costituisce una appendice indissolubile del comune più noto.
Appositamente per questo volume ho approntato numerosi capitoli, tutti arricchiti da decine di foto a colori cadauno.
Ho illustrato con numerose immagini le due chiese più famose dell’isola, pregne di notevoli opere d’arte.
Nell'ultimo capitolo ho raccolto le variopinte immagini dei numerosi dipinti che a partire dal Seicento, artisti più o meno famosi, hanno dedicato a questi luoghi da favola. Una vera gioia per gli occhi ma anche per lo spirito. Poscia un articolo sulle altre isole del golfo.
Bando alle chiacchiere, non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura ed appuntamento al prossimo libro, che sarà il centesimo da me scritto.


Napoli novembre 2017
 

Achille della Ragione

venerdì 10 novembre 2017

Una estate da favola

fig. 01 - Villa Mingazzini di lato


Estate del 1977, da tempo sono miliardario, per cui decido di fittare per le vacanze la più bella dimora di Capri disponibile sul mercato: villa Mingazzini (fig.1–2), posta di fronte ai Faraglioni, discesa a mare privata, una piscina invitante (fig.3), 7000 metri quadrati tra giardino e bosco, 8 camere da letto (fig.4–5), un principesco salone (fig.6), una capiente dependance (fig.7) e soprattutto uno spettacolare panorama (fig.8-9); il tutto per un fitto di poche decine di milioni, ben spesi, perché potetti ospitare 25 parenti, felici di trascorrere tutti assieme momenti indimenticabili.
Al pranzo ed alla cena (fig.10) provvedeva il celebre ristorante Scialapopolo (fig.11), che, con un furgoncino, alle 13 ed alle 21 ci consegnava primi gustosissimi e pesce appena pescato, il tutto corroborato da vini pregiati e champagne di annata.
Oltre alla mia famiglia, tra cui si faceva notare Tiziana (fig.12), che sgambettava felice, mentre Gian Filippo, di pochi mesi, troneggiava solennemente in poltrona, tra gli ospiti fissi vi erano le mie 5 zie, all’epoca appena sessantenni, i miei amati suoceri, Vito e Donatina, che si intravedono in alcune foto, alla pari  di zio Peppino, zia Assunta e Maria Teresa. Tra i giovani Giovanna, Nicola e Barbara, Carlo, Maria e Mario. Non mancarono all’appello zio Roberto con zia Nietta ed i figlioli Pino e Sofia e la mitica zia Antonietta.
Gran parte del tempo si trascorreva in piscina, come si evince da questa foto con mio nipote  Mario, mentre sullo sfondo si intravede Giovanna (fig.13). Nella successiva (fig.14) si può ammirare l’inizio di un tuffo ed in secondo piano zio Peppino intento alla lettura, poscia un altro magnifico tuffo (fig.15) ammirato con compiacimento da nonno Vito.
Quindi osserviamo compiaciuti nonna Donatina, che si immerge cautamente in acqua (fig.16) sotto lo sguardo distratto delle figliole, che si mettono in posa con Barbara per la foto successiva (fig.17).
Le ultime immagini immortalano Tiziana, sotto lo sguardo di Grazia (fig.18), la fidata baby sitter e poi con il suo papà preferito (fig.19–20–21)

Foto di Mario della Ragione

fig. 02 - Villa Mingazzini dall'alto
fig. 03 - Achille a mollo
fig. 04 - Camera da letto principale
fig. 05 - Camera da letto per ospiti
fig. 06 - Salone della villa
fig. 07 - Ingresso dependance
fig. 08 - Finestra
fig. 09 -Maria affacciata a mare
fig. 010 - Pranzo o cena
fig. 011 - Scialapopolo
fig. 012 - La reginetta della villa
fig. 013 - Col nipote Mario
fig. 014 - L'inizio di un tuffo
fig. 015 - Mario è un tritone

fig. 016 - Nonna Donatina
fig. 017 - Elvira, Giovanna e Barbara
fig. 018 - Tiziana
fig. 019 - Tiziana con papá
fig. 020 - Guarda e stupisci
fig. 021 - Come è bella

mercoledì 8 novembre 2017

La dolce vita caprese del “pelide” Achille

001 -  Via Krupp

Correva l’anno 1962 ed il nostro eroe, quindicenne, cominciò a frequentare Capri, alloggiando in via Krupp (fig.1), dove sistemava la sua tenda, una canadese a due posti, su un terreno pubblico limitrofo alla celebre strada.    Intorno alle 20.00, dismessi costumi e zoccoli, indossavo smoking e cravattino e mi recavo lento pede verso il centro di Capri, dove mi introducevo in taverne e locali da ballo, naturalmente senza pagare alcun biglietto e senza consumare alcuna bibita. Ballando elegantemente sui tavolini tanghi e sambe, cercavo un'anima gemella, anzi un corpo, con cui trascorrere il resto della serata. Le prede più ambite erano costituite da bionde vichinghe dalle forme aggraziate e quasi ogni sera mi capitava, senza inneggiare a Bacco, di celebrare degnamente Venere con l'aiuto di Priapo. Una volta conquistata la donzella la invitavo presso il mio alloggio e c'incamminavamo verso il basso. Superato Il Gatto Bianco, superata La Palma, superato Il Quisisana, la fanciulla cominciava a chiedersi dove la stessi conducendo e grande era la sua meraviglia quando scopriva la mia modesta quanto confortevole tenda da campeggio; dove superata la meraviglia iniziale, trascorrevamo ore liete e produttive, attenti però a non riprodurci.
Passano gli anni e il destino vuole che sul mio cammino si presenti una dea dalla bellezza sfolgorante, dagli occhi penetranti, dal sorriso sfavillante e dalle labbra carnose ed irresistibili. Questa divinità nell'assumere forme umane scelse il nome di Elvira ed a sua volta scelse Achille come il suo cavaliere servente. Furono anni memorabili immortalati da numerose foto (fig. da 2 a 8).

002 Fidanzati
003 - Innamorati
004 - In calzoncini
005 - A cena
006 - Dopo cena
007 - In piazzetta
008 - Elegantissimi

L'alloggio non era più una tenda spartana bensì la suite imperiale dell'hotel Quisisana.
A dimostrazione che l'aria di Capri, respirata a pieni polmoni, può indurre anche i maschi più focosi e impenitenti ad essere attirati dal proprio sesso, come acclarato dalle due foto (fig.9-10) che mostriamo all'esterrefatto lettore. Ma trattasi per fortuna di un falso allarme, il nostro eroe rimaneva attirato dalle donne che abbracciava a grappoli voglioso e impenitente (fig.11-12).
Il tempo passa e i due colombi convolano a nozze e si riproducono. In questa foto (fig.13) li possiamo contemplare in piazzetta con nonno Vito e nonna Donatina ed in compagnia di una coppia di amici: la nobildonna Gabriella Marino, proprietaria di mezza Puglia col marito Rino Letticino, all'epoca re dei lucchetti.

009 - Con Angelo Russo
0010 - Con Tonino Cicalese
0011 - Beato tra le donne
0012 - Che bonazze
0013 - Con nonni ed amici

Ma passiamo a foto più interessanti, nelle quali (fig.14) possiamo ammirare i discendenti di un amore così struggente: Tiziana, Gian Filippo e Marina a cena da Gemma con i genitori, poscia in via Camerelle con le guardie del corpo egiziane (fig.15) ed infine alla Canzone del mare (fig.16) pronti a tuffarsi. Li possiamo poi osservare separatamente: Tiziana (fig.17) la più giudiziosa, Gian Filippo (fig.18) il più fotogenico, Marina (fig.19) la più tenera.
Ma il tempo trascorre inesorabile: siamo alla nuova generazione, Elvira ed Achille da amanti instancabili quanto indefessi, si sono trasformati in due nonni premurosi e conducono con affetto (fig.20) la nipotina Elettra, futura principessa, a confrontarsi con la mondanità.

0014 - A cena da Gemma
0015 - Con le guardie del corpo egiziane
0016 - Alla Canzone del mare
0017 - Tiziana, la più giudiziosa
0018 - Gian Filippo, il più fotogenico
0019 - Marina,  la più tenera
0020 - Con la nipotina Elettra