lunedì 19 marzo 2012

La madre di tutte le dive

4/8/2007



Nella cinematografia mondiale il seno prorompente per antonomasia è senza ombra di dubbio quello di Sofia Loren. In fondo la sua notorietà internazionale parte da quella spavalda passeggiata da pizzaiola nell’Oro di Napoli, con la camicetta che a stento tratteneva il suo giovane corpo esplosivo ed esuberante: doie cape e criature in libera uscita. E da allora è stata lei l’icona della meridionalità più schietta, anche se a tette nude  apparve solo come odalisca nel film Due notti con Cleopatra di Vittorio Metz e Marcello Marchesi, quando si presentava ancora come Sophia Lazzaro e per di più nella versione destinata al pubblico straniero, per cui francesi e tedeschi potettero godere della visione celestiale di quelle invalicabili montagne solcate da una valle ubertosa, mentre gli italiani dovevano accontentarsi di vederla vestita e la differenza non è di poco conto.
Da cinquanta anni il seno della Loren, più immaginato che realmente scrutato, ha popolato i sogni di generazioni di aficionados, disposti ad incredibili  pazzie. Chi di noi non rinuncerebbe a qualsiasi cosa pur di trasformarsi per un mese nel reggiseno di Sofia?
La rara immagine che abbiamo mostrato non compare in alcuna biografia dell’attrice ed invano navighereste tra le diecine di migliaia di siti dedicati a lei sul web per trovare questo o altri scatti proibiti. Di recente la società che gestisce Playboy ha annunciato di essere in possesso di una inedita foto della diva, non si sa quando scattata, mentre nuota nuda in piscina e conta quanto prima di metterla all’asta, con la certezza di raggiungere una cifra record.
Agli antipodi del seno debordante ed opulento di cui abbiamo tessuto le lodi, negli ultimi anni è comparso all’orizzonte, sia nel cinema e nella moda che nella vita di ogni giorno, il seno grissino, interpretato da una modella magrissima simbolo di una sessualità cattiva, schiava delle diete ed in preda alla più esaltante anoressia. Una donna sottile e scattante come una pantera dai lunghi artigli dorati e dai seni minuscoli in grado, come si predicava in passato, di essere accolti in una coppa da champagne. Per raggiungere questi nefasti obbiettivi bisogna sottoporsi ad una di quelle diete feroci che gli americani chiamano fasting, fatte di tisane e succhi di pompelmo, con inevitabile corollario di digiuni e depressioni. 
Anche senza arrivare agli eccessi della mastoplastica riduttiva praticata con dissennata assiduità da schiere sempre più numerose di adolescenti ed attempate signore, desiderose di ridurre fino a superare i limiti della decenza le proprie misure. Il prototipo  di questa femminilità diafana e microscopica è stato interpretato da Kate Moss, top model inglese, a lungo testimonial di Calvin Klein, uno sguardo algido rivolto altrove senza traccia di emozioni e con il petto ridotto ai minimi termini, come ben si evince nella foto dove trasparenti fili di collana sono sufficienti a coprire l’esile seno.
E sulla stessa falsariga depotenziata di Kate è sintonizzato il seno sfuggente di Erica Creer, che troneggia  sulle pagine del calendario Pirelli, antesignano di una moda per guardoni eccellenti che è cresciuta a dismisura nel tempo, fino a giungere ad un numero incalcolabile di calendari pubblicati ogni anno. Per tutti i gusti e per tutte le tasche, costituiscono un termometro attendibile dei gusti anatomici di un pubblico internazionale, il quale tende ad apprezzare in egual misura forme opulente o striminzite, purché in armonia con il corpo,  che deve essere sempre agile e scattante.


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