giovedì 29 marzo 2012

Nicola Malinconico: pitture entro il Seicento

10/8/2009


Un allievo di Giordano che raggiunge notevole autonomia e che gli studi recenti del Ravelli e del Pavone hanno messo nella giusta luce è Nicola Malinconico (Napoli 1663-1727), figlio di Andrea, un modesto stanzionesco e fratello di Oronzo, artista di minore talento.
Nicola fu versato sia nella natura morta(per la quale rinviamo al nostro articolo Nicola Malinconico pittore di natura morta, consultabile sul web) che come pittore di Istorie, cui si dedicò maggiormente. Egli seguì il nuovo orientamento giordanesco, tutto giocato sui toni chiari e si avvalse della sua «freschezza di colore, la onde dipinse opere così vive, e belle che da taluno fu stimato il suo colorito più vago di quello dello stesso maestro» (De Dominici).
La sua biografia viene presentata nelle «Vite» in maniera confusa sia nell’ambito dei discepoli dello Stanzione, tra i quali vi era il padre, sia tra i discepoli del Giordano. Il De Dominici non è tenero con l’artista per via del suo antagonismo con il Solimena ritenuto, giustamente, pittore di prima riga. In seguito altri biografi ne hanno valorizzato l’opera, come il Dalbono, che lo isola, assieme al De Matteis, dal seguito giordanesco per porlo in bella prospettiva.
Per il suo percorso di generista sono da ricordare il suo apprendistato presso il Belvedere e la sua prima fatica di rilievo, la famosa Natura morta con pavone del museo di Vienna, firmata, (fig. 01)che «nella sua esuberanza compositiva, nell’impasto ricco di colore e soprattutto negli sfondi con figure appena accennate e orlate di luce, si rifà direttamente ad una sensibilità per le forme opulente di timbro giordanesco» (Scavizzi).
In seguito la critica, per stringenti affinità stilistiche, gli ha associato altre tele come le due della Walters Art Gallery di Baltimora ed un Giardino con fiori ed un putto pubblicato dal Salerno.
Lasciati i frutti, il Malinconico si impegnò nelle grandi composizioni dal respiro giordanesco e le sue tele più antiche furono eseguite a Montecassino in collaborazione con il Giordano, il quale ebbe poi una serie di importanti committenze da svolgere nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Bergamo(mostriamo un'Immacolata, un Sogno di San Giuseppe ed un Martirio di Sant'Alessandro -fig. 02 - 03 - 04), dove, dopo aver spedito da Napoli la grande tela Passaggio del mar Rosso, non potendo raccogliere l’invito ad eseguire un vasto ciclo di decorazioni, lasciò tutti i lavori all’allievo prediletto, il quale continuò a lungo anche sulla base di disegni del maestro.



Sull’attività del Malinconico a Bergamo hanno portato nuova luce vari documenti, oltre al rinvenimento di molte lettere, che ci illustrano aspetti precedenti della sua carriera artistica, come ad esempio una committenza in un monastero napoletano.
Siamo inoltre venuti a conoscenza della precisa data di esecuzione di alcune sue opere: nel 1692 una Madonna con Bambino tra San Felice e San Severo per la distrutta Chiesa di San Giovanni in Porta; nel 1694 un San Francesco per la chiesa dei Santi Bernardo e Margherita, mentre è il 1696 l’anno di esecuzione delle decorazioni nella chiesa della Croce di Lucca(Comunione di San Bernardo - fig. 05), che precedentemente la critica riteneva essere una delle sue prime opere; infine nel 1699 lavora a Gaeta nella chiesa di Santa Caterina, dove esegue una Natività ed una Adorazione dei Magi.


A cavallo della fine del secolo egli trasferisce nella sua pittura la maniera chiara del Giordano, come si evince dai suoi lavori nella chiesa di Donnalbina (Sant'Agnello scaccia i saraceni ed un'Assunzione - fig. 06 - 07 - 08), dove comincia a lavorare nel 1699 ed esegue le tele del soffitto e l’affresco sulla facciata interna. Dopo il 1700 il Malinconico si allontanerà dai modi giordaneschi per aderire allo stile del Solimena e del De Matteis.



Umberto Fiore ha reperito numerosi documenti di pagamento e riordinato i precedenti per cui ora è possibile organizzare un percorso più preciso della sua attività artistica, datando gran parte dei suoi lavori e correggendo molti precedenti errori, tra i quali la data della sua morte, indicata dal De Dominici al 1721 ed oggi spostata al 1727.
Malinconico lavora a Sorrento negli ultimi due decenni del secolo ed è presente nel Duomo, dove raffigura i Santi compatrioti della diocesi(fig. 09) e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove dipinge un Sogno di san Giuseppe ed un Sant'Anna, san Gioacchino e la Vergine bambina(fig. 0010 - 0011).


Il Convito di Baldassarre(fig. 0012) del museo Filangieri richiama i modi giordaneschi degli anni Sessanta con tale abilità da essere scambiato per un autografo del maestro e non lontani per cronologia vanno collocati il Rinaldo ed Armida(fig. 0013) transitato sul mercato modenese, il Sansone e Dalila(fig. 0014) di collezione privata napoletana ed il Salomone che adora gli idoli(fig.0015) di una raccolta di New York, molto simile a dipinti coevi di Domenico Antonio Vaccaro.


Infine splendida l'Agar nel deserto(fig. 0016) della collezione Pellegrini di Cosenza, in precedenza autorevolmente assegnata sia a Giordano che a Solimena e che viceversa rappresenta un classico prodotto del Malinconico a cavallo dei due secoli e l'Adorazione dei magi(fig.0017) presentata alla mostra dell'antiquariato di Napoli del 2007 e collegabile alla tela conservata nel museo diocesano di Salerno.






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