giovedì 21 settembre 2017

Posillipo e Mergellina tra arte e storia



1^ di copertina - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
Prefazione

Amo Posillipo da sempre e vi abito da 40 anni, per cui ho accettato con gioia l'invito dell'editore di raccogliere una mia serie di articoli pubblicati in passato su riviste cartacee e telematiche.
Questi articoli coprono un arco temporale molto ampio, il più antico: Posillipo il paradiso terrestre, con foto di mio nipote Mario, fu pubblicato nel 1998 dalla rivista mensile Casa Mia. Il più recente: Il degrado di Posillipo, è stato pubblicato da Il Mattino e da La Repubblica pochi giorni fa.
Il corredo fotografico che accompagna gli scritti è composto da oltre 200 foto, la gran parte dell'amico Dante Caporali e per goderle a colori basta andare in rete, digitando il titolo del libro.
Ho ritenuto poi di includere una serie di contributi su Mergellina, che costituisce una appendice indissolubile di Posillipo.
Appositamente per questo volume ho approntato il primo e l'ultimo capitolo, entrambi illustrati da oltre 50 foto a colori cadauno.
Il primo sulle ville costiere di Posillipo è una sorta di amarcord, che copre sei km e 60 anni di vita; racconto i rapporti personali intercorsi tra me medesimo ed i proprietari delle dimore più prestigiose, compresa villa Rosebery e villa Barracco. Penso che non esista nessuno altro  a Napoli che abbia intrecciato rapporti più o meno confidenziali con tutti i proprietari, nessuno escluso.
Nell'ultimo capitolo ho raccolto le variopinte immagini dei numerosi dipinti che a partire dal Seicento, artisti più o meno famosi, hanno dedicato a questi luoghi da favola. Una vera gioia per gli occhi ma anche per lo spirito.
Bando alle chiacchiere, non mi resta che augurare a tutti voi buona lettura ed appuntamento al prossimo libro, che sarà il centesimo da me scritto.
 Napoli ottobre 2017

Achille della Ragione


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4^ di copertina -Salotto villa della Ragione a Posillipo

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mercoledì 20 settembre 2017

Posillipo e Mergellina nella pittura

tav. 1 - Didier Barra-Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo  - Napoli, museo di San Martino
Diamo ora la parola ai pennelli dei tanti pittori che hanno voluto immortalare paesaggi da favola.
Cominciamo con Didier Barra, autore di una Veduta di Napoli con Castel dell'Ovo e Posillipo (tav.1)  conservata a Napoli nel museo di San Martino.
Presentiamo ora un topos come Marechiaro affidato a due Carneadi: Giuseppe Acierno (tav.2) ed Andrea Patrisi (tav.3).

tav. 2 -Giuseppe Acierno - Marechiaro
tav. 3 - Andrea Patrisi  - Marechiaro
Ci inoltriamo nella costa e ci imbattiamo in un capolavoro, una spiaggetta distrutta dal progresso, che possiamo rimembrare grazie a Thomas Miles Richardson, autore di Costiera di Posillipo (tav.4) conservato a Napoli nella celebre collezione della Ragione, raccolta ove sono esposti i due prossimi dipinti, il primo (tav.5), spettacolare, Veduta di Napoli da Posillipo di Consalvo Carelli, il secondo (tav.6) Uno scorcio di paesaggio di Giuseppe Carelli. Sempre di Consalvo proponiamo poi al lettore un Panorama di Napoli col Vesuvio (tav.7) di notevole qualità.

tav. 4  - Thomas Miles Richardson - Costiera di Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 5  - Consalvo Carelli - Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli collezione della Ragione
tav. 6  -  Giuseppe Carelli - Scorcio di paesaggio - Napoli collezione della Ragione

Un artista straniero, Carl Goetzloff,  è poi l’autore di un’altra Veduta di Napoli da Posillipo (tav.8) in cui risaltano i pini mediterranei.
Un altro scorcio di panorama (tav.9) molto bello ce lo regala Achille Vianelli in una tela firmata.
Vediamo poi all’opera due Salvatore, il primo famoso: Fergola, che si esibisce in una Veduta della collina di Posillipo da Coroglio (tav.10), esposta nel museo di Capodimonte; il secondo sconosciuto: Gentile, che fa quel che può (tav.11).

tav. 8 - Carl Goetzloff-Napoli da Posillipo - Italia, collezione privata
tav. 9 -  Achille Vianelli -Posillipo- Italia, collezione privata
tav. 10 - Salvatore Fergola-Veduta della collina di Posillipo da Coroglio - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 11 - Salvatore Gentile -  Veduta di Posillipo

Ammiriamo ora Teodoro Duclère nella Baia di San Pietro a Posillipo (tav.12)   conservata a Napoli, nella pinacoteca della provincia;  Frans Vervloet che ritrae La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri (tav. 13),  Gaspar Van Wittel in un disegno raffigurante la chiesa di Sant'Antonio a Posillipo (tav.14), esposto nel museo di San Martino,  Attilio Pratella con Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio (tav.15) di una raccolta privata, Alessandro D'Anna con Locanda a Posillipo (tav.16)  conservato a Roma in collezione privata. 

tav. 12  - Teodoro Duclère-La baia di San Pietro a Posillipo - Napoli, pinacoteca della provincia
tav. 13 - Frans Vervloet-La strada di Posillipo e Villa Doria d'Angri - Napoli, collezione privata
tav. 14 - Gaspar Van Wittel-Sant'Antonio a Posillipo - Napoli, museo di San Martino
tav. 15 - Attilio Pratella-Panni stesi a Posillipo con vista del Vesuvio -  Italia, collezione privata
tav. 16 -Alessandro D'Anna-Locanda a Posillipo  - Roma, collezione privata

A Posillipo vi erano numerose taverne, alcune famose, come lo Scoglio di Frisio, rappresentato fedelmente da Vincenzo Migliaro (tav.17) in un dipinto esposto nelle Gallerie di Palazzo Zevallos di Stigliano.
Mangiare sul mare ascoltando le canzoni era un rito, fissato sulla tela da  Giuseppe De Nittis nel  Pranzo a Posillipo (tav.18)  conservato a Milano, presso la Galleria d'Arte Moderna.
Pietro Fabris in Popolani a Posillipo (tav.19) del museo di San Martino ci mostra come trascorreva il tempo la plebe.

tav. 17 - Vincenzo Migliaro-Taverna a Posillipo -Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos di Stigliano
tav. 18 - Giuseppe De Nittis-Il pranzo a Posillipo -Milano, Galleria d'Arte Moderna
tav. 19 - Pietro Fabris-Popolani a Posillipo  - Napoli, museo di San Martino

La mole maestosa di Palazzo Donn’Anna è la protagonista dei prossimi 4 dipinti (tav.20–21–22–23) che presentiamo, prima di passare ad esaminare quadri dedicati a Mergellina: da Giacinto Gigante (tav.24) a Vincenzo Migliaro (tav.25), da Attilio Pratella (tav.26) a Federico Rossano (tav.27).



tav. 20 -   Sminck van Pitloo - Palazzo Donn'Anna - Napoli, collezione privata
tav. 21 -Gaspare van Wittel-Posillipo con Palazzo Donn'Anna - Napoli collezione privata
tav. 22 -Gaetano Esposito - Palazzo Donn'Anna a Posillipo - Napoli collezione privata
tav. 23 -Giacinto Gigante-Veduta di Napoli da Posillipo - Napoli, museo di Capodimonte
tav. 24 -  Giacinto Gigante -Marina di Posillipo - Napoli, collezione privata
tav. 25 -  Vincenzo Migliaro-A Mergellina - Napoli, collezione privata
tav. 26 - Attilio Pratella-Il porto di Mergellina -Napoli, collezione privata
tav. 27 - Federico Rossano-I vecchi bagni a Mergellina - Montecatini, collezione privata

Gaspar Van Wittel ci regala una Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina (tav. 28)  conservata a Firenze nella Galleria Palatina, mentre Silvestr Feodosievic Scedrin si esibisce in una Veduta di Mergellina (tav. 29).
Presso il museo Correale di Sorrento sono esposte le due tele raffiguranti la splendida spiaggia di Mergellina, oggi scomparsa. Sono di Teodoro Duclère (tav. 30) e di  Sminck van Pitloo (tav. 31).
E concludiamo allegramente con tarantelle e feste popolari, grazie ad Alessandro  D’Anna (tav. 32), a Filippo Falciatore (tav. 33) e Pietro Fabris (tav. 34).

tav. 28 - Gaspar Van Wittel-Veduta del borgo di Chiaia verso Mergellina -Firenze, Galleria Palatina
tav. 29 - Silvestr Feodosievic Scedrin-Veduta di Mergellina - Italia, collezione privata
tav. 30 - Teodoro Duclère -Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 31 - Sminck van Pitloo-Mergellina -Sorrento, museo Correale
tav. 32  - Alessandro D'Anna-Tarantella a Mergellina - Roma, collezione privata
tav. 33 - Filippo Falciatore-Tarantella a Mergellina - Detroit, The Institute of Arts
tav. 34 - Pietro Fabris-Scena di vita popolare in una grotta a Posillipo  - Napoli, collezione privata

lunedì 18 settembre 2017

Il leggendario pino di Posillipo tra fotografie e dipinti

tav. 1 - Panorama


Il pino di Napoli (tav.1) era un albero, della specie Pinus pinea (pino domestico), che fino agli anni Ottanta adornava gran parte delle cartoline con la veduta panoramica della città di Napoli e del golfo partenopeo, con il Vesuvio a fare da sfondo, un'immagine che lo ha reso tuttora un simbolo ben noto dell'oleografia napoletana. Si trovava in prossimità della chiesa di Sant'Antonio a Posillipo (tav.2). In base all'analisi delle raffigurazioni precedenti, dovrebbe essere stato piantato dopo il 1855, o comunque divenuto adulto dopo tale data. Nonostante il valore storico, è stato abbattuto nel 1984 perché malato. Ma dopo l'abbattimento dell'esemplare originario, un nuovo pino di Napoli è stato piantato nel 1995 da Legambiente, che ogni anno celebra la ricorrenza dell'evento.
E’ stato per anni l’albero più famoso al mondo, quello più fotografato (tav.3-4) e ritratto nei dipinti di  artisti più o meno illustri (tav.5–6). E’ il pino di Posillipo l’albero che ha accompagnato i ricordi di viaggio di chi si recava a Napoli e comprava le cartoline da spedire con i saluti. Dalla metà dell’Ottocento, l’albero ha ascoltato i sospiri degli innamorati e ispirato canzoni e poesie. La Scuola di Posillipo, coi suoi pittori, costituisce oggi un prezioso documento circa lo “stato dei luoghi” del Napoletano negli anni di metà Ottocento. Comprese le condizioni paesaggistiche di Posillipo. Secondo l’autorevole National Geographic, il pino di Posillipo che si affacciava sul golfo di Napoli, per anni è stato l’albero più famoso d’Italia. 
E per farlo conoscere ai nostri lettori vogliamo ispirarci ad un brano di Paliotti, scritto in occasione dell’abbattimento del celebre pino di Posillipo, immortalato in milioni di cartoline.
Fu abbattuto nel 1984, ormai vecchio e ammalato. Aveva resistito 129 anni, ritratto da pittori e fotografi fino a diventare il simbolo della città.
Un disegno di Giacinto Gigante, senza il pino, permette di stabilirne la data di nascita sul declivio prossimo alla chiesa di Sant’Antonio a Posillipo.

tav. 2 - Chiesa di Sant'Antonio a Posillipo
tav. 3 - Il pino di Posillipo in una foto di Sommer Giorgio (1834-1914)

tav. 4 - Il pino di Posillipo in  una foto

Sono in pochi a saperlo, ma poteva addirittura fregiarsi di una denominazione scientifica che è quella, poi, con la quale viene catalogata nei libri di botanica: “pinus pinea”. Che significa, press’a poco: “pino da pinoli”, pinoli commestibili  (“‘e pigniuole” in dialetto).
Chiamato anche pino domestico, o pino italico, questo bellissimo albero appartiene ad una specie coltivata fin dall’epoca dell’antica Roma e diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna all’Asia Minore. Quando è giovane, avvertono i manuali, è a forma di piramide, ma da adulto è a guisa di ombrello. Può raggiungere un’altezza di trenta metri e può vivere fino all’età di oltre centoventi anni.
Quello di Napoli, quello che per lustri e lustri comparve, in primissimo piano, su milioni di cartoline illustrate (tav.7), fino al punto di caratterizzare un’intera città, veniva definito, semplicisticamente, il “pino di Posillipo”.
Sembrava che ombreggiasse tutto il golfo, dal Vesuvio fino a Sorrento e a Capri e che desse frescura a chi navigava, quel mitico e indimenticabile pino. Esso in realtà si elevò, fino al 1984, da un declivio prossimo alla chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, praticamente accanto ad una curva dell’attuale via Orazio. Là, con le spalle alle sue radici e quindi al panorama, andavano a farsi fotografare gli sposi il giorno delle nozze; oggi, in mancanza  del pino, si sentono orfani e vanno mestamente a farsi ritrarre dinanzi alle vetrine d’abbigliamento e di calzature in piazza dei Martiri.

Che tristezza !


tav. 5 - Veduta-di Napoli con il pino
tav. 6 - Veduta-di Napoli con il pino
tav. 7 -Cartolina

giovedì 14 settembre 2017

Le ville di Posillipo, quanti ricordi, quanta malinconia






In questo percorso narrativo intendo condividere con i lettori una serie di ricordi legati alla frequentazione delle principali ville di Posillipo, una sorta di amarcord che copra 6 chilometri e 60 anni.
Forse non esiste a Napoli nessuno che ha avuto il privilegio come me di godere dell’amicizia o della conoscenza degli eredi di un patrimonio di pietre e di cultura, che dall’epoca imperiale è giunto a noi e che tutti dovremmo conoscere, ma soprattutto salvare dall’incuria degli uomini e dalla furia devastatrice del tempo.
Per chi volesse conoscere in maniera esaustiva la storia delle ville descritte in questa veloce carrellata, non ha che da consultare i celebri libri scritti sull’argomento, quali quello di Renato De Fusco, uscito nel 1990, ma ancora in commercio, o la bibbia su Posillipo, il monumentale volume di Italo Ferraro, dalla lettura esaltante e dal costo esorbitante.
Il racconto comincia lì dove sorgeva la villa di Vedio Pollione, divenuto ricco col commercio del grano ed amico dell’imperatore Augusto ed in epoca moderna la dimora di Ambrosio, anche lui re del grano e sodale del potente ministro Cirino Pomicino. E fu proprio il braccio destro di Andreotti a favorire il nostro incontro per visionare uno spettacolare quadro di Luca Giordano (fig.1) e preparare il relativo expertise.
Dopo aver ammirato il dipinto e sorbito un eccellente caffè, il padrone di casa candidamente chiese: “Vogliamo andare a teatro?”.
"Vi è qualche spettacolo interessante da vedere all'Augusteo o al Diana?"
"Intendevo visitare il mio teatro personale".
Con grande meraviglia ci recammo in un'area contigua alla sua villa dove potemmo ammirare, ben conservato, uno splendido teatro in grado di contenere 2.000 spettatori (fig.2), un Odeion e altre strutture di sommo interesse archeologico, da un ninfeo a delle antiche terme.


fig. 1 - Luca Giordano-Jezabel divorata dai cani

fig. 2 - Teatro romano

Negli anni, per fortuna dei napoletani e per sfortuna del nostro anfitrione, il monarca del grano incappò in una serie di disavventure giudiziarie, che si conclusero con l'esproprio delle sue proprietà, le quali, passate allo Stato, sono ora di godimento pubblico e sono visitabili ogni giorno, basta percorrere da via Coroglio, l’imponente Grotta di Seiano realizzata in epoca romana dall’architetto Lucio Cocceio, che fu riportata alla luce, riaperta e riadattata nel 1840 da Ferdinando II di Borbone. Il traforo, della lunghezza di circa 780 metri, attraversa la collina tufacea di Posillipo, collegando l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il Parco sommerso della Gaiola. 
Il colpo di grazia al percorso terreno del nostro ospite fu la sua morte violenta: ucciso dalla servitù, che voleva rubare i gioielli di famiglia.

fig. 3 - Isolotto della Gaiola
fig. 4 - Isolotto della Gaiola dal cielo

Trovandoci a parlare di scalogna, accenno brevemente a due fugaci visite, ospite di Grappone, della dimora posta sull'isolotto della Gaiola (fig.3-4) e celebre non tanto per il fantastico parco sommerso che lo circonda, quanto per un'oscura maledizione che da decenni incombe sui proprietari e dalla quale credevo fossero immuni i visitatori. Viceversa, siamo nel 1978, dopo pochi mesi dalla frequentazione della casa del noto assicuratore d'assalto, entrambi fummo coinvolti in una penosa disavventura fiscale, dalla quale ho impiegato anni e anni per uscire indenne.

fig. 5 - Villa Imperiale

Non parleremo di Villa Imperiale (fig.5) per la quale invito i lettori a leggere il mio articolo riguardante l'accorsato stabilimento balneare: Com'era bella villa Beck (consultabile su internet digitandone il titolo).
Continuando il nostro percorso verso via Caracciolo e superato il villaggio di Marechiaro, c'imbattiamo, all'altezza del famigerato Scoglione, regno incontrastato di bagnanti di basso rango, amanti della frittata di maccheroni e della parmigiana di melanzane, che consumano tra un tuffo ed il rito dell'abbronzatura, nella tenuta Capasso: una enorme superficie verde di oltre 100.000 metri quadrati la quale, dall'alto protrude, tra cespugli di fiori ed il cinguettio degli uccelli, sulla linea del mare, costeggiando un'antica scalinata, sconosciuta quanto utile, che permette di raggiungere il mare da via Posillipo.

fig. 6 - Villa Capasso
fig. 7 - Villa Capasso

Il bordo della proprietà è costellato da una serie di ville e villette (fig.6) che permettono di ascoltare il fragore delle onde, di percepire l'odore del salmastro e godere di un panorama mozzafiato. Un paradiso terrestre che da poco è stato scoperto da un'importante rivista internazionale che gli ha dedicato la copertina (fig.7).
Il capostipite della dinastia Arturo Capasso è stato per me sempre, più che un amico, un fratello maggiore, da cui prendere esempio ed accogliere i consigli. Ci separavano 12 anni di età e di saggezza. E’ stato l’anima del salotto culturale di mia moglie Elvira; mai un’assenza in 10 anni, sempre attento in prima fila con la moglie Marianna. Da lui partivano le domande e gli interventi più stimolanti, che inducevano i relatori ad approfondire gli argomenti. Ha collaborato con le sue personali amicizie a far intervenire personaggi famosi e con il suo entusiasmo elettrizzava il pubblico.                                                       
Ufficialmente la sua attività era dirigere il suo negozio di tessuti con 40 dipendenti in zona Mercato, ma egli da intellettuale raffinato amava leggere e scrivere. Giornalista professionista aveva collaborato ad importanti testate, dal settimanale Gente alla gloriosa rivista Scena Illustrata, sulla quale mi invitò a scrivere dal 1994, collaborazione che da venti anni non si è mai interrotta. Perfetto conoscitore delle lingue, aveva soggiornato come borsista in Unione Sovietica, diventando un acuto osservatore della realtà comunista, che ha riportato in alcuni suoi libri. Una figlia architetto, 3 nipoti, una splendida villa a Posillipo sul mare con ettari di verde, che in parte coltivava, vestendo alla perfezione i panni del contadino, per dismetterli la sera e, novello Macchiavelli, indossarne di eleganti per dialogare con gli Antichi e con i giganti della letteratura russa che amava svisceratamente.                                
Da qualche anno, dopo una malattia sopportata con paziente rassegnazione, ha lasciato questa valle di lacrime. Almeno ufficialmente, forse per gli altri, per me vivrà per sempre nel mio cuore, dove ha un posto di riguardo.
Quasi ogni sera Arturo veniva trovarmi nel mio giaciglio a Rebibbia, a rendere lieti i miei sogni, a farmi compagnia, mitigando la mia tristezza. Discutevamo affacciati verso il mare nella sua splendida villa o passeggiavamo ad occhi chiusi per via Caracciolo e da napoletani veraci sapevamo distinguere chiaramente tra il fragore delle auto clacsonanti ed il frangersi delle onde sulla scogliera di Mergellina.                                            
fig. 8 - Villa Fattorusso

fig. 9 - Il mare che lambisce il parco Sud Italia
Basta percorrere pochi metri e c'imbattiamo in villa Fattorusso, nota al pubblico per essere divenuta da alcuni decenni il più costoso stabilimento balneare di Posillipo: Le Rocce verdi (fig.8), dotato di un ampio parcheggio, di una spettacolare piscina e di una affascinante discesa a mare tra anfratti, scogli e grotte misteriose. Oggi è un luogo pubblico con un invitante ristorante, la possibilità di fittare kayak e canoe, trascorrendo una giornata gaia e gratificante. I figli degli antichi proprietari, Marco ed Ambra Bartolini, erano amici del mitico Gianfilippo Perrucci e di conseguenza, per la proprietà transitiva, amici del sottoscritto, che ha potuto così usufruire circa mezzo secolo fa di una serie di bagni a sbafo indimenticabili.
Bastano poche decine di bracciate e ci troviamo sugli scogli che sottendono al parco Sud Italia, un condominio di lusso, dotato anche di una invitante piscina, costituito da una seria di villette da sogno, di cui la più bella (fig.9), che domina dall'alto il mare, appartiene alla famiglia dell'ingegnere, che negli anni Cinquanta ha regalato a Napoli questo gioiello che tutto il mondo ci invidia. Rossana Malatesta, vedova del costruttore, è stata per anni assidua frequentatrice del cenacolo letterario organizzato da mia moglie Elvira nella nostra villa e noi, per ricambiare, ogni tanto accettavamo i suoi inviti per un tuffo esaltante.
Prima di proseguire il nostro percorso vorrei parlare del degrado di tante ville, le più fortunate divenute anonimi condomini, le altre in preda indifese alla caducità del tempo.

fig. 10 - Grotta romana
fig. 11 - Villa Mazziotti in una antica cartolina
fig. 12 - Villa Martinelli

E pensare che li definivano «casini», quei superbi palazzi che degradano sul mare di Posillipo. Mica per offesa, casino stava per delizia, nel linguaggio di fine '700 che lusingava la villeggiatura borghese. Oggi sono un tesoro in gabbia, ingoiato da flutti ed erosioni, offeso dall' illegalità. Una cartolina da godere in rada. Proprio così, la magia non bacia più quei fiordi blu che disegnavano la splendida mappa delle cale di Posillipo, dalla Gaiola a Palazzo Donn' Anna, tra grotte romane e ville imperiali. Chi ricorda la spiaggia del Cenito, ricercatissima fino a qualche tempo fa? Di quei granelli resta un esile brandello. Ed il molo vicino alla Villa della Grotta San Giovanni? Ora è una piattaforma di sporcizia e desolazione. Resta la fama di quelle cale d' autore, da ammirare al largo o da scrutare dietro cancelli sbarrati. Come la Grotta Romana (fig.10), ex tempio sacro, oggi sembra abitata da fantasmi. Antichissima, nacque come caverna preistorica, celebrata poi dai romani, infine dalla nobiltà. Diede il nome ad un famoso locale notturno, il luogo più ambito dal re d' Egitto Faruk, e da una giovane Gloria Christian. Tutto finito, anche il vecchio stabilimento in legno è sparito. Svanito come il Lido del Sole, glorioso bagno pubblico gestito dal poeta Salvatore Serino, tra Villa Mazziotti (fig.11) e Villa Martinelli (fig.12). Antonio Esposito,  barbiere caro ad Antonio Bassolino, se le ricorda tutte, anche Villa Lauro. «Su una striscia di spiaggia si giocava allo «scannapopolo», 10 contro dieci, 40 anni fa, quando a Posillipo si cominciò a pescare con il ferro dell' ombrello e la molla delle mutande. E che pesca, tiravamo su sparaglioni e mazzoni a volontà». La leggenda ha sfiorato la cala di San Pietro a' due frati, meta ambita, protetta da due celebri scogli, si raccontava avesse ospitato una cappellina dedicata all' Apostolo. Di quegli scogli, spianati dalla furia del mare, non resta nulla. E' sempre off limits Villa D' Avalos, come Villa Peirce, divorate dall' invidia dei natanti in rada.

fig. 13 - Riva fiorita
fig. 14 -Monnezza a mare

Nell' ex ospizio di Villa Marino, un tempo Bagno dei Preti, il principe di Piemonte Umberto si tuffava qui, tra Riva Fiorita (fig.13) e Villa Volpicelli, insieme ai “guaglioni” E nelle 5 grotte aperte sul mare si costruivano apparecchi da bombardamenti di giorno e di sera, sopra la piattaforma, si ballava al suono del mare. A vederla quella piattaforma, sembra una base abbandonata. Come le cabine. Il mare una cloaca (fig.14).

fig. 15 - Bagno Elena
fig. 16 - Bagno Elena

A cala Selvina, qualcuno provò ad aprire un locale al pubblico: attirò gli scafi dei contrabbandieri in gita domenicale. Chiuse presto. E Villa Rosebery? Chi provasse ad espugnarla s' imbatterà in motoscafi d' altura, carabinieri e polizia segreta, a guardia della residenza presidenziale. In quegli anfratti marini, cari ai viaggiatori del Nord e agli antichi romani, gli stabilimenti «aperti» si contano. Sopravvive il più antico, Bagno Elen (fig.15–16), 160 anni di storia e un lenzuolo di sabbia per godere (nel caos) la vista sul Golfo. Villa Imperiale, splendido scrigno con piscine di acqua salata protetto dalla Villa degli Spiriti di Pollione ospitò Giulio Cesare e Tiberio: oggi è il lido più ambito di Napoli, forse perché frequentato dal sottoscritto.
Continuiamo il nostro percorso e ci imbattiamo in Parco Rivalta, una serie di ville che degradano verso il mare a valle di piazza Salvatore Di Giacomo.

fig. 17 - Parco Rivalta
fig. 18 - Caffe Caflisch

Una delle più belle (fig.17), negli anni Settanta, era abitata dall’ultimo discendente della famiglia Caflisch, (fig.18), un tempo proprietaria di tutto il fondo, che occupava il piano terra, mentre il primo piano  era la casa dello scrittore Luigi Compagnone, il quale, dotato di una vasta biblioteca, ebbe l’onore di aiutarmi nella preparazione in occasione della mia partecipazione a
Rischiatutto, per la quale invito a consultare i seguenti link
https://www.youtube.com/watch?v=vwnqj9Klw7s
https://www.youtube.com/watch?v=qWfp73WeQBU
In seguito mi permise di conoscere  villa Lucia (fig.19), fantastica quanto misconosciuta, all’epoca dimora del pittore Paolo Ricci, dove periodicamente si tenevano cenacoli letterari, durante i quali ho avuto occasione di dialogare con personaggi come Eduardo De Filippo e Maurizio Valenzi.
Passiamo ora ad una dimora da sogno dove abita l’ultima regina di Napoli, la mitica fondatrice di Napoli ’99.
Mirella Stampa con il marito Maurizio Barraco vive a Posillipo a Villa Emma, detta Villa delle Cannonate (fig.20) perché fu scambiata per un fortilizio nemico dalle navi spagnole che cannoneggiavano la città. La dimora settecentesca, confina con Villa Rosbery, residenza napoletana del Presidente della Repubblica ed è arroccata a picco sul mare di fronte all’isola di Capri, isolata dalla città da un immenso parco di pini, oleandri, gigantesche piante di ibiscus in fiore e delicati esemplari di peonie rosse dal profumo tenue ed indimenticabile.

fig. 19 - Villa Lucia
fig. 20 - Villa Barracco

Al primo piano una serie di saloni con centinaia di quadri alle pareti, porcellane preziose e mobili d’epoca; al secondo piano le camere da letto.
Nella cornice di questa splendida villa nasce come evento mondano Napoli ’99 con una festa principesca che raccoglie i fuochi d’artificio dell’alta società ed i toni seri degli studiosi chiamati a raccolta per la nascita di una Fondazione che rappresenta un atto di amore per la splendida città del golfo e del Vesuvio, ridotta a pezzi dalle amministrazioni comunali e dallo sfruttamento di tutte le risorse umane e naturali.
«Erano secoli che non si vedeva tanta bella gente a Napoli» mormorano in coro gli esperti di mondanità. «Riviviamo i tempi favolosi in cui Capri agli inizi degli anni Sessanta era la regina incontrastata del jet set internazionale».
Quattrocento invitati (tra cui il sottoscritto infiltrato) partecipano alla grande festa che i Barracco danno nella loro stupenda villa di Posillipo con tutto il mare del golfo ai suoi piedi, per tenere a battesimo la neonata Fondazione.
Le più blasonate famiglie del nord quali i Cicogna, i Volpe di Misurata, i Valeri Manera si incontrano con le più famose di Napoli e del meridione,  quali i Serra di Cassano, i Leonetti, i Del Balzo di Presenzano, i Pignatelli, i Capece Minutolo ed i Caracciolo. I grossi magnati dell’industria e della finanza quali i Bagnasco, i Nesi, i Romiti entrano a confronto col fior fiore degli intellettuali di tutta Europa da Jaques Le Goff a Ignacio Mattè Blanco, da George Vallet a Maurice Ajnard.
A ricevere ed intrattenere il fior fiore della «intellighenzia» straniera è presente una pattuglia comprendente tutti i più bei nomi della cultura italiana: da Giulio Carlo Argan a Salvatore Accardo, da Cesare Brandi a Domenico de Masi da Luigi Nono a Renzo Piano, da Roberto De Simone a Luigi Firpo, da Maurizio Scaparro a Vittorio Gregotti.
Tutti assieme ad ipotizzare degli scenari di risanamento per la realtà napoletana che in passato fu faro del pensiero umano da Gian Battista Vico a Benedetto Croce.

fig. 21 - Villa Rosebery

fig. 22 - Villa Rosebery dal cielo
Pochi passi ed ecco la settecentesca villa progettata da Stefano Gasse per la duchessa di Gerace, diventata nel 1835 garconniere del principe Luigi di Borbone, quindi acquistata da Lord Rosebery, un cui discendente nel 1932 la donò a Mussolini, il quale a sua volta, incurante del possesso di beni materiali, la regalò allo Stato, che la adibì a residenza estiva della famiglia reale. Nel 1934 la principessa Maria José, moglie di Umberto di Savoia, vi diede alla luce la primogenita Maria Pia, e da quel momento la villa fu ribattezzata "Villa Maria Pia". Dal giugno 1944, durante la luogotenenza del figlio Umberto, Vittorio Emanuele III e la Regina Elena si trasferirono a Villa Maria Pia. La coppia reale visse nella residenza partenopea finché Vittorio Emanuele III non firmò l'atto di abdicazione a favore del figlio Umberto il 9 maggio 1946 prima di partire per l'esilio. Requisita provvisoriamente dagli Alleati, la villa riprese il nome di Villa Rosebery (fig.21–22) e fu dapprima concessa all'Accademia Aeronautica, per poi entrare, a partire dal 1957, nel novero delle residenze in dotazione al Presidente della Repubblica Italiana, il quale ci trascorre pochi giorni dell’anno; un vero scandalo, perché così si sottrae alla pubblica fruizione un polmone di verde, ricco di piante di alto fusto ed un parco, che unisce le caratteristiche della flora mediterranea alla naturalezza di un giardino inglese e dove si possono ammirare anche un tempietto neoclassico e scorci suggestivi.
Gli interni (fig.23) sono elegantemente arredati ed espongono alle pareti numerosi dipinti di pregio.
Per un tempo infinito il luogo è stato inaccessibile e si gridò al miracolo quando negli anni Novanta fui in grado di organizzare per i miei amici una visita guidata da me medesimo, grazie al mio amico Emanuele Leone, nipote dell’omonimo presidente.
Da qualche anno il Fai riesce ad organizzare sporadicamente delle visite, ma solo per gli iscritti all’associazione in regola con i pagamenti annuali.
fig. 23 - Villa Rosebery (interno)
fig. 24 -Villa Volpicelli

Villa Volpicelli (fig.24), più famosa come villa Palladini, è  da molti anni conosciuta perché il suo  soleggiatissimo terrazzo ed il lussureggiante giardino, confinante con quello di villa Rosebery, funzionano da set per le riprese della più seguita soap opera della televisione: Un posto al sole, della quale da anni non perdo una puntata, per cui, grazie alle mie conoscenze altolocate, sono riuscito a conoscere i principali attori ed a vederli in azione dal vivo: una emozione indimenticabile, che ho  condiviso con mia figlia Marina, anche lei patita della trasmissione.
Conoscevo la villa da oltre 50 anni, perché, grazie ad un mio amico, Giosi Campanino, un estroso personaggio di cui da anni ho perso le tracce, partecipai il 31 dicembre del 1967 ad un indimenticabile veglione nella sfarzosa dimora del celebre scienziato Eduardo Caianiello, massimo esperto di cibernetica ed in egual misura di fuochi artificiali, che sparò in quantità industriale dalla spettacolare balconata a picco sul mare del suo appartamento.

fig. 25 - Villa Gallotti
fig. 26 - Villa Peirce ,  porticciulo e spiaggetta
fig. 27 - Villa Peirce

Villa Gallotti (fig.25) è una villa nobiliare inserita in un parco privato cui si accede attraverso un lungo viale immerso nel verde. Al termine di una tortuosa stradina, che congiunge la collina posillipina al mare,  un muraglione in tufo, dotato di merli e scalette di collegamento con la riva e al quale è attaccato un piccolo molo, delimita la proprietà, che da tempo è divisa tra più famiglie
ed un rampollo di una di queste: i Mayrhofer è stato mio compagno alle elementari e più volte mi ha invitato alle feste per i suoi compleanni.
Negli anni successivi mi è capitato sporadicamente di accettare l’invito a cena di Frida Kasslatter, che abitava uno degli appartamenti sul mare e soprattutto esercitava con successo il più antico mestiere del mondo, dettaglio per me trascurabile a fronte della sua abilità nel preparare deliziose pietanze, per cui i nostri incontri erano esclusivamente culinari…
Pochi colpi di remo e si arriva in un porticciolo (fig.26) al cui interno c’è una sorgente d’acqua frizzante; ecco Villa Pierce (fig.27), nota anche come Villa Lauro, costruita nel 1842 ed acquisita dai Pierce nel 1909.                  
In questa residenza si rifugiò per un breve periodo Giuseppe Garibaldi, ormai vecchio e infermo, ma soprattutto era lo sbocco a mare del mitico Comandante. Anche questa villa è stata utilizzata per rappresentare l’esterno di villa Palladini nella famosa soap opera Rai Un posto al Sole.
Per molti anni vi sono stati gli studi di Canale 21, la più importante emittente privata campana, alle cui trasmissioni ho spesso partecipato come ospite.

fig. 28 - Villad'Avalos

fig. 29 -Sala degli arazzi, museo di Capodimonte
Un sottile filo erotico lega le prossime due ville nel mio ricordo.
La prima, villa D’Avalos (fig.28), era la dimora dell’ultimo rampollo di una delle più illustri dinastie napoletane. Un suo antenato, Fernando Francesco D'Avalos, guidò alla vittoria, nel 1525  l’armata imperiale spagnola contro l'esercito francese, comandato  personalmente dal re Francesco I nella famosa battaglia di Pavia, immortalata in una serie di splendidi arazzi (fig.29) esposti nel museo di Capodimonte.
Il nobile, da poco scomparso, amava viceversa combattere sul talamo e mi fu molto grato per avergli presentato Maria Pia M. che divenne la sua prediletta. In cambio mi presentò alcune nobildonne di gentile aspetto e di facili costumi con le quali trascorsi ore liete e produttive, stando però attento a non riprodurmi.

fig. 30  - Villa Cottrau
fig. 31 - Villa D'Abro
La seconda, poco distante, villa Cottrau (fig.30), fu costruita nel 1875 da Alfredo Cottrau: ingegnere francese,  tra i più celebri progettisti e costruttori di strade, ponti ed altre strutture, ristrutturando una vecchia casa colonica.
All’epoca del liceo vi viveva l’ultimo membro della schiatta, una splendida fanciulla alla ricerca spasmodica di membri di cospicue dimensioni, che cercava di reperire tra i compagni di studio. Anche io venni convocato due volte nella sua augusta magione e sottoposto ad esame, il cui risultato lo lascio alla fantasia dei lettori.
Poco distante dalla villa dei piaceri vi è villa D’Abro (fig.31), di colore rosso fuoco e che non ho mai visitato; in compenso ho fatto dei bagni indimenticabili nelle acque antistanti, raggiunte a bordo delle imbarcazioni dei miei amici ricchi.
fig. 32 -Villa Roccaromana
fig. 33  -Discesa San Pietro ai due frati
  
Poco dopo incontriamo la villa Roccaromana (fig.32) con la sua pagoda  di stile orientale  e la gigantesca caverna abitata da pallidi fantasmi ed intravediamo la zona di San Pietro ai due frati sulla quale fioriscono numerose leggende.
Il mare da via Posillipo si raggiunge percorrendo circa 200 gradini (fig.33) e si arriva a dove abitava Eugenio Buontempo, il famigerato imprenditore pupillo di Craxi. Egli occupava un vasto appartamento (fig.34) a pelo d’acqua, per cui al posto delle persiane aveva delle gigantesche saracinesche.
Ho visitato la sua casa, ricca di dipinti e mobili di pregio, oltre ad una ricca biblioteca nel 1991, in un momento drammatico per il proprietario, latitante, mentre Semenzato preparava  una memorabile asta per vendere i suoi tesori, nella quale mi aggiudicai molti lotti, ma soprattutto un vero capolavoro degno di un museo: Il Pescatorello di Vincenzo Gemito (fig.35), che da allora riceve gli ospiti che visitano i saloni della mia villa

fig. 34 - San Pietro ai due frati
fig. 35 - Pescatorello di Vincenzo Gemito
Più avanti, di colore rosso, ecco Villa Pavoncelli (fig.36), nata dall'ex casino del duca di Frisia, e convertita nel 1840 nella famosa trattoria dello Scoglio di Frisio (fig.37), ritorna residenza signorile a fine secolo, quando fu acquistata dai conti Pavoncelli ed è oggi un anonimo condominio.

fig. 36 - Villa Pavoncelli
fig. 37 - Trattoria Lo scoglio di Frisio

Di colore giallo partenopeo si riconosce poi l’Ospizio Marino Padre Ludovico da Casoria (fig.38), una delle strutture storico religiose più interessanti della città, infatti nel 2007 è stata oggetto di una visita guidata dal sottoscritto, presidente della benemerita associazione Amici delle chiese napoletane.
L'edificio è stato eretto sul suolo dove, nel XVII secolo, era il palazzo del Castellano: venne costruito nel 1875 ad opera dei frati bigi della Carità. Oggi, le strutture in questione, precisamente dal 1971, sono affidate alle suore francescane. La struttura fu particolarmente voluta da padre Ludovico da Casoria. Il fabbricato, come già accennato, rappresenta una rilevante testimonianza storica, religiosa e artistica. Al suo interno sono custodite due chiese, il sarcofago di padre Ludovico ed altre opere artistiche di pregio: in particolare, è da ricordare l'ambiente che mostra la raffigurazione della Via crucis composta completamente da vivaci maioliche.All'ingresso, su via Posillipo fa  bella mostra lo pseudo obelisco scultoreo (fig.39) di san Francesco che in atto benedicente im pone le mani su tre famosi terziari: da sinistra a destra Dante, Cristoforo Colombo e Giotto. Il monumento fu voluto da padre Ludovico e scolpito da Stanislao Lista nel 1882 per il settecentesimo anniversario della nascita del santo d'Assisi.

fig. 38 - Ospizio marino
fig. 39 - Scultura di Stanislao Lista

Ed eccoci arrivati alla mole maestosa di Palazzo Donn'Anna (fig.40), costruito alla fine degli anni Trenta del 1600, quando venne innalzato per la volontà di donna Anna Carafa, consorte del viceré Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina de las Torres. Il progetto per la realizzazione fu commissionato al più importante architetto della città di quel periodo, Cosimo Fanzago, che nel 1642 approntò un disegno secondo i canoni del barocco napoletano, che prevedesse tra le altre cose anche la realizzazione di un doppio punto d'ingresso, uno sul mare ed uno da una via carrozzabile che si estendeva lungo la costa di Posillipo (che conduce al cortile interno dell'edificio). Per la costruzione del palazzo, fu necessario demolire una preesistente abitazione cinquecentesca. Il Fanzago, però, non riuscì a completare l'opera per via della prematura morte di donn'Anna, avvenuta in un contesto di insorgenza popolare a causa della temporanea caduta del viceregno spagnolo, con la conseguente fuga del marito della stessa verso Madrid  nel 1648. L'edificio rimasto incompiuto assunse lo spettacolare fascino di una rovina antica confusa fra i resti delle ville romane che caratterizzano il litorale di Posillipo e fra gli anfratti delle grotte. Nell'interno, di notevole interesse è il teatro (fig.41), aperto verso il mare e dal quale si gode un bel panorama della città partenopea, a lungo sede della Fondazione culturale Ezio De Felice, normalmente chiuso, ma di recente da me visitato in occasione della presentazione di un libro di Silvio Perrella.
Il palazzo subì alcuni danni durante la rivolta di Masaniello del 1647 e durante il terremoto del 1688. Nel corso del XIX secolo sono stati numerosi i passaggi di proprietà che hanno visto i legittimi proprietari provare di volta in volta a modificare la destinazione d'uso della struttura, facendola diventare prima una fabbrica di cristalli nel 1824 e poi un albergo (con l'acquisto dei Geisser nel 1870 circa). Negli anni successivi si sono succeduti ancora altri proprietari, come la Banca d'Italia nel 1894 ed i Genevois due anni più tardi.


fig. 40 -Palazzo Donn'Anna
fig. 41 - Teatro di Palazzo Donn'Anna

L'edificio non è oggi visitabile e non costituisce alcun polo museale, in quanto interamente utilizzato come abitazione privata, diviso in vari condomini.
Naturalmente questa ferrea regola non vale per il sottoscritto, che conosce numerosi proprietari, dalla  valente chirurga plastica Michela Ascione al celebre scienziato Andrea Ballabio, ma l’amicizia più importante è con Maria Carla Lamberti, già compagna di palestra di mia moglie Elvira.
La gentile signora abita col marito la mitica casa (fig.42) di Raffaele La Capria, dotata di una spettacolare balconata fronte mare e l’anno scorso ha cortesemente accolto una sessantina di miei amici delle visite guidate, che organizzo ogni settimana. Tutti rimasero stupefatti,  non solo per il panorama unico, ma perché il mare, limpido come ai Caraibi, era pieno di pesci guizzanti, a tal punto che esclamai: “ Maria Carla ti sei messa in cerimonie, per i miei amici hai fatto splendere il sole in pieno inverno e attirato qui tutti i pesci del golfo, sei più potente di una dea”.

fig. 42 - La casa abitata da Raffaele La Capria
fig. 43 - Villa Quercia

Prima di arrivare al circolo Posillipo incontriamo villa Quercia (fig.43), un condominio di lusso, il cui appartamento più prestigioso su più livelli è stato abitato per anni dal mio amico Alfonso Luigi Marra, tra i più ricchi avvocati italiani. Egli si vantava di possedere  anche una minuscola spiaggetta ed ogni volta che mi invitava a cena, in compagnia di belle signore sperava che la serata si concludesse con un tuffo in costume adamitico.
fig. 44- Circolo Nautico Posillipo

E siamo così arrivati al glorioso Circolo Nautico Posillipo (fig.44), ben visibile per l’enorme scogliera che lo circonda e per il verde e rosso dei colori sociali. 
Tra le abitudini dei napoletani vi è stata sempre quella di associarsi per discutere, divertirsi, ma soprattutto per combattere il terrore della solitudine, stando tutti  assieme. Tali organizzazioni esistevano anche nell’antica Grecia e presso i Romani e prosperarono un po’ dovunque durante il Medioevo ed il Rinascimento, ma fiorirono maggiormente a Londra ed in Francia durante e dopo la rivoluzione, avendo carattere prevalentemente politico.                
A Napoli la nascita del primo circolo risale al 7 maggio del 1778, negli anni successivi i circoli sorgeranno a Napoli come funghi, per ultimo nel 1925, il Giovinezza, che nel dopoguerra, rammentando un’imbarazzante canzoncina fascista: “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza”, fu ribattezzato Posillipo. E fu un cambiamento quanto mai opportuno, perché al di la delle opinabili opportunità politiche, la frequentazione era, come in gran parte delle altre associazioni, da parte di signore d’annata e signori ultramaturi(in primis il mio amico Sabino), impegnati in defatiganti tornei di burraco, fumando e spettegolando, personaggi che della giovinezza hanno un pallido ricordo.
Un momento di esaltante elevazione culturale il Posillipo lo visse nel 2007 in occasione  della presentazione del mio libro Il seno nell’arte, relatori il giornalista Luciano Scateni ed il presidente del sodalizio Antonio Mazzone. Fece seguito, per gli oltre 200 presenti una cena gustosa offerta dal circolo.     Per chi volesse consultare il libro può digitare in rete http://www.guidecampania.com/seno/

fig. 45 - Villa Doria d'Angri (vista dal mare)
fig. 46 - Villa Ruffo della Scaletta

Dobbiamo ora accennare ad alcune ville poste sul lato destro di via Posillipo, come villa Doria D’Angri (fig.45). Si tratta della più importante villa neoclassica della zona: fu voluta dal principe Marcantonio Doria d'Angri (1809 – 1837) esponente di spicco della famiglia di origini ; i lavori furono completati nel 1833; la fece erigere dall'architetto Bartolomeo Grasso. La struttura sembra che fuoriesca dalla roccia; essa, infatti, è stata appositamente concepita su un grande banco tufaceo, con il quale sembra formare un solo corpo architettonico. Il progetto primitivo, oggi, lievemente alterato dalle aggiunte e dai rimaneggiamenti successivi, prevedeva un'architettura a due piani su un alto basamento a tre ordini di arcate, decorati a bugne in stucco. L'ultimo elemento tecnico regge l'ampia terrazza che circonda l'intera struttura e su cui verte, su ciascun lato, un loggiato con quattro colonne ioniche. I terrazzi laterali erano dei giardini pensili con giochi d'acqua e fontane, gli esterni proseguivano lungo le rampe che salivano sulla collina formando dei giardini di Delizie tanto erano belli e ricchi di fiori e piante di elevato pregio. Gli spazi interni sono stati lavorati da Guglielmo Bechi, ai quali donò delle originali decorazioni a motivi pompeiani, ma anche degli specchi, maioliche, stucchi, ecc... La struttura monumentale possiede anche una pregevole pagoda ottagonale, realizzata da Antonio Francesconi.
La villa oggi è sede dell'Università degli Studi di Napoli Parthenope, ma per decenni è stata la sede dell’Istituto S. Dorotea ed ha avuto l’onore di essere frequentato dalle mie figlie Tiziana e Marina, per cui ricordo i colloqui con i docenti che avvenivano in ambienti di gran pregio architettonico.
Passiamo ora a villa Ruffo della Scaletta (fig.46). Vi si accede da via Petrarca 40 e attraverso una lunga rampa da via Posillipo 204 a monte dell’accesso a villa Craven. Il corpo principale è rigorosamente neoclassico, mentre l’insieme degli elementi disseminati in giardino e lungo la rampa sono neogotici. Sono inoltre presenti una cappella e un nicchione, entrambi in precario stato di conservazione.                                                                                                        
Per anni l’appartamento più prestigioso della villa era occupato dal console di Spagna, il quale frequentemente vi teneva delle feste a cui veniva invitato il corpo consolare, le autorità cittadine e gli intellettuali di spicco. Con mia moglie Elvira eravamo una presenza costante e ricordo ancora un ricevimento in cui la mia eletta consorte sfoggiò un abito di Escada, dall’eleganza straripante e dal costo tale, che rischiai di passare da miliardario a milionario.
Il viaggio si conclude in gloria con un breve accenno alla modesta villa (fig.47) che dal 1980 è la mia casa, dolce casa: 5 piani, 800mq, 1000 di giardino. L’indirizzo? Lo potete leggere da soli  (fig.48).

fig. 47 - Salotto villa della Ragione

fig. 48 - Targa Achille

Achille della Ragione