Chi sono


domenica 16 luglio 2017
quotidiano IL ROMA pag.33


ACHILLE DELLA RAGIONE L’uomo che conosce ogni vicolo di Napoli

Con una doppia laurea in Lettere e in Medicina, organizza visite guidate in città


Si definisce “ uno spaccone”e notando la mia sorpresa aggiunge “al massimo”.
Nonostante la sua dichiarazione, che si traduce in una singolare comunicativa, Achille della Ragione è anche altro. Per oltre tre decenni ha esercitato la professione di medico ginecologo, in seguito, dopo aver dato alla stampa oltre cinquanta volumi e oltre mille articoli, si è dedicato con grande sapienza alla pittura e all’arte in generale, argomento prediletto di molti dei suoi scritti. Generoso e versatile, con un esordio appena poco più che ventenne al “Rischiatutto” di Mike Bongiorno che per poco non vinse, è l’organizzatore di visite guidate nella città tanto amata della quale si vanta - e tutti dicono sia vero – di conoscere ogni strada, ogni vicolo, ogni quartiere, ogni piazza. Ed è tra un’iperbole e una narrazione, un ricordo e una battuta, che ha luogo l’intervista.

Vuole cominciare dal principio e raccontarmi come è cominciata la sua storia?
«Sono nato a Napoli in una famiglia unita e dai ruoli ben definiti, secondogenito di un fratello. Ero un bambino curioso che voleva apprendere e per questo già a dieci anni girava per tutte le strade della città, socievole, studioso e abbastanza sportivo, talmente intraprendente da fittare, a soli cinque anni, i “Topolino” così come alle Scuole medie organizzavo il Calcio-scommesse».
Perché tutta questa intraprendenza?
«Il denaro mi ha sempre attirato anche se poi l’ho saputo tenere a debita distanza».
Come e perché scelse di studia studiare Medicina?
«Perché in quegli anni i medici facevano tanti soldi ed io volevo diventare miliardario pur decidendo a cinquanta anni di lasciare tutto per fare il filosofo…  Cosa che ho fatto. Nonostante due specializzazioni e anche una Laurea in Lettere».
Chi l’ha aiutata di più?
«Ho perso mio padre quando avevo solo quindici anni perciò ho dovuto fare tutto da solo. Il dolore ha inciso non poco nella mia vita, solo mia madre mi ha aiutato. Lei ha contato più di tutti. Per la professione poi mi sono fatto tutto da solo. In Medicina nessuno vuole insegnare niente, il mestiere l’ho rubato».
Se ha fatto la gavetta quanto ha contato?
«Ho fatto una carriera velocissima perché mi sono specializzato in un tema molto discusso come l’aborto, per il quale ho introdotto il metodo Karma che, all’epoca non era permesso e sconvolse tutti. Ne ho fatti sessantamila, oggi è consentito in Ospedale!».
Non si è mai sentito ai margini?
«Sì qualche volta».
Non ha mai vissuto il senso della paura?
«Non dei risvolti legali ma alcune volte di avere problemi legati allo svolgimento del lavoro».
È ambizioso?
«Certo, ambiziosissimo, e ritengo che l’ambizione sia il motore del mondo così come la vanità. Sono molto vanitoso per l’intelligenza e la cultura, non certo per l’aspetto fisico».
Quanto ha contato per lei la cultura?
«Senza cultura non si va avanti ed è basilare per chi deve essere la guida. Nel 1968 il crollo della scuola ha segnato la caduta della nostra società. La cultura, più dell’intelligenza, ha fatto la differenza perché fa affrontare le problematiche indirizzando al futuro».
Un suo progetto qual è?
«Sono gravemente malato al cuore e con il cuore in pochi attimi ma, se avessi un tumore sarei molto afflitto… Non sono credente anche se molto affezionato alla Chiesa di Villanova».
In che cosa crede?
«L’unica cosa che funziona è il cervello».
L’ironia c’entra in tutto quanto mi sta dicendo?
«È la mia forza ma faccio le battute sulle cose vere. So che non scoccio e non sono pedante».
Non facendo più il medico che cosa fa?
«Da quindici anni faccio lo scrittore e ogni anno organizzo ogni sabato quaranta visite guidate in musei, chiese e monumenti. Dall’età di tredici anni ho contratto la malattia-mania di scrivere ai giornali. Ho visto pubblicate duemila mie lettere e trecento “ al Direttore”. Ho anche centoquarantamila indirizzi mail!».
Un rimpianto ce l’ha?
«No. Spero di poter vivere ancora quel tanto per fare qualcosa per Napoli».
In linea di massima è soddisfatto di quanto ha fatto e di quanto fa?
«Ho vissuto i miei primi settant’anni e allora? Vorrei un bel funerale…ho già la nicchia pronta. Sono uno spaccone, anche una cosa piccola la faccio diventare grande».
Ha più amici o più nemici?
«Nemici ne avrò ma ho un numero sconfinato di amici. Per i miei settanta anni ho dovuto fare tre feste per poterli invitare tutti».
Com’è… vuole dirmelo?
«Moralista per la famiglia, sono contro le separazioni e i divorzi, penso che lo sfascio sia dovuto a questo. Sono sentimentale e non accetto il crollo della famiglia».
 In che cosa crede?
«Credo in una mente suprema».
Un ricordo bello qual è?
«La mia partecipazione al Rischiatutto. Avevo 24 anni, ero un capellone con la barba e rispondevo sui “PremiNobel”. Raddoppiai ma finii secondo! Ho il ricordo di Mike Bongiorn, grande professionista, e delle gambe di Sabina Ciuffini».
Cosa le piace fare?
«Camminare per le strade di Napoli e anche leggere su Napoli e le sue storie in compagnia degli amici».
Napoli cos’è per lei? È una città grandiosa e fortunata: dal futuro incerto Una bella forza non le è mancata, e da dove la prende?
«La prendo dentro di me anche se lentamente si sta esaurendo. Il mio coraggio è stato quello di infischiarmene sempre delle istituzioni e dire sempre la verità».
Verità espressa come?
«Dall’età di redici anni ho contratto la malattia-mania di scrivere lettere a chiunque tant’è che poi ho scritto un libro “Trecento lettere al Direttore” In pratica ho creato un genere letterario».

auguri 69 anni di Achille

Achille della Ragione
visita guidata al Pio Monte della Misericordia (Napoli)
Pozzuoli (na)
Achille della Ragione ed il suo Papiello goliardico

1° giugno 2014
con Tiziana la primogenita
gli adorati figli

I magnifici tre nipoti: Leonardo, Elettra e Matteo

Famiglia Carignani in linea a Barcellona

Vi racconto io chi è Achille della Ragione


Il 28 agosto 2008 la Cassazione ha fatto passare in giudicato una severa condanna nei miei confronti per aver costretto una donna ad abortire, una pena degna di uno spietato boss della camorra, di un trafficante di droga internazionale, di un killer. Io viceversa sono innocente, vittima di una squallida storia di estorsione; i miei avvocati hanno chiesto la revisione del processo basata sulla resipiscenza della donna accusatrice ed adiranno alla Corte di Strasburgo per segnalare le continue compressioni al diritto di difesa esercitate nei miei confronti in tutti i gradi del giudizio. 
Ma vogliamo cominciare dal principio? 
Correva il 1972, l’anno della mia laurea in Medicina, ma soprattutto dell’incontro a Los Angeles con Karman, l’inventore dell’omonimo metodo per indurre l’aborto nella fase iniziale della gravidanza attraverso l’aspirazione, una metodica rivoluzionaria che relegava per sempre nei libri di storia della medicina il famigerato raschiamento, terrore per generazioni di donne di tutto il mondo, le quali, in totale assenza di contraccettivi, erano costrette a sottoporsi più volte nel corso della vita ad una inutile tortura. Un metodo impregnato da un’onesta concezione filosofica: nei primi giorni di gestazione l’embrione, non possedendo una parvenza di sistema nervoso centrale, non ha acquisito pienamente la dignità di essere umano. Un argomento controverso in stridente contrasto con la dottrina della Chiesa, che ha sancito con un’apposita enciclica l’inizio della vita con la fecondazione.
(Invito chi volesse approfondire la questione a consultare su internet il mio saggio: ”Storia dell’aborto dall’antichità ai nostri giorni”).
Lo scienziato mi insegnò la tecnica e mi fornì in esclusiva per l’Italia il materiale per eseguire il rapido (40-50 secondi) intervento che non richiede anestesia e viene percepito dalla donna come una sensazione simile al dolore mestruale.
Dopo qualche anno vi fu un altro incontro decisivo con Adele Faccio, fondatrice del Cisa, un’organizzazione la quale, mentre erano ancora da noi in vigore le norme del codice Rocco, che consideravano l’interruzione volontaria della gravidanza un’esecrabile reato contro l’integrità della stirpe con pene severissime anche per la paziente, si adoperava per aiutare tutte le donne che non potevano pagare le salatissime parcelle dei cucchiai d’oro.
A Napoli imperavano ed imperversavano Monaco ed Ammendola con onorari di 600.000–700.000 lire, mentre il Cisa richiedeva una semplice offerta a chi poteva e voleva pagare, massimo 50.000 lire.
Divenni il punto di riferimento del Cisa ed anche dell’Aied, che organizzavano pulman e voli charter da tutta Italia verso il mio studio di via Manzoni. Migliaia di pazienti al punto che, nel 1978, potevo dichiarare ad un incredulo giornalista della Stampa sceso a Napoli per un’inchiesta: negli ultimi due anni ho eseguito 14.000 aborti. 
Da quella mia incauta e spavalda (avevo trenta anni) dichiarazione, pubblicata in prima pagina a nove colonne sul quotidiano torinese e ripresa da tutta la stampa nazionale, sono originati tutti i miei guai giudiziari, unica consolazione aver favorito l’approvazione della legge 194, che stagnava nelle sorde e grigie aule parlamentari. Il fisco mi presentò una tassazione di un miliardo e mezzo per tre anni di attività professionale, mentre l’ospedale presso cui lavoravo mi licenziò in tronco, ma il tempo è stato galantuomo e, dopo una causa ultraventennale, prima il Tar e poi il Consiglio di Stato mi diedero ragione e condannarono l’Asl ad un risarcimento di 900 milioni. 
Nel 1991 presso l’ospedale di Cava de’ Tirreni mettevo a punto una metodica farmacologica per provocare l’aborto associando alcuni prodotti noti alla farmacopea ufficiale per altre indicazioni. Anche allora grande tempesta e tutti contro, dal primario al direttore sanitario, dalla Asl alla magistratura, che sequestrò le cartelle cliniche e sottopose le pazienti a defatiganti interrogatori. Alla fine fu vietato ai farmaci di entrare in ospedale, io venni licenziato e la stampa osservò un rigoroso silenzio sulla vicenda, ad eccezione di alcune prestigiose riviste scientifiche straniere che pubblicarono la mia esperienza clinica.
Ancora oggi l’Italia, a distanza di quasi venti anni, è ancora uno dei pochi Paesi al mondo dove ancora non è stata introdotta una metodica farmacologica per indurre l’aborto. 
Nel 1994 un disastroso infarto e dieci giorni in sala di rianimazione mi consigliarono di ridurre al massimo la professione ed a chiudere definitivamente con l’aborto. Occasione per poter dedicare il mio tempo alla scrittura, all’arte, agli scacchi (disciplina nella quale in pochi mesi divenni maestro).
A ventinove anni avevo pubblicato il mio primo libro (Moderne metodiche per provocare l’aborto), dopo erano seguiti altri volumi prevalentemente di divulgazione medica, ricordo in particolare la Frigidità nella donna, del 1992, nel quale portavo a conoscenza un apparecchio da me ideato per favorire l’orgasmo: il vaginometro.
Ora ho più tempo per pensare, studiare, scrivere.
Il secolo d’oro della pittura napoletana, un’opera in dieci tomi sul nostro glorioso Seicento, una serie di monografie su importanti collezioni private di dipinti e su alcuni artisti (Pacecco De Rosa, Giuseppe Marullo ed Aniello Falcone) che attendevano da tempo una degna consacrazione.
Una carrellata tra serio e faceto con i seni più belli di tutti i tempi immortalati dagli artisti, un’indagine sulle chiese di Ischia, una rivisitazione storica del mito di Achille Lauro ed un’inchiesta rigorosa ed in anticipo sui tempi del disastro rifiuti in Campania.
L’ultima mia fatica letteraria, a giorni in tutte le edicole e librerie, è le Tribolazioni di un innocente, una denuncia delle spaventose condizioni di vita nel carcere di Poggioreale, già consultabile sul web digitando il titolo.
In totale trenta libri e circa mille articoli su riviste scientifiche, di storia, di scacchi, di filosofia, di politica, di attualità e la collaborazione a numerosi quotidiani cartacei e telematici.
Nel frattempo vi è anche il tempo per un’esperienza elettorale con i radicali conseguendo la migliore percentuale di voto in Campania e non divenendo senatore soltanto per il mancato raggiungimento del quorum.
Negli ultimi dieci anni divenni poi il deus ex machina del salotto culturale che mia moglie Elvira teneva settimanalmente nella sua villa di Posillipo, un cenacolo al quale hanno partecipato come relatori i migliori cervelli della Campania, tutti i nomi che contano nei vari campi dello scibile. Personaggi prestigiosi: docenti universitari, scrittori, registi, giornalisti, politici che accoglievano felici l’invito alla discussione e che oggi, salvo pochi, affermano di non avermi mai conosciuto e se mi incontrano girano sdegnosamente lo sguardo.
Sono centinaia di nomi, ne ricordo qualcuno, in rigoroso ordine alfabetico, scusandomi con coloro che non nomino: Giancarlo Alisio, Antonio Baffi, Antonio Cirino Pomicino, Guido D’Agostino, Renato De Falco, Giovan Battista de Medici di Ottaviano, Italo Ferraro, Arturo Fratta, Pietro Gargano, Giuliana Gargiulo, Benedetto Gravagnuolo, Marta Herling, Goffredo Locatelli, Alfonso Luigi Marra, Titti Marrone, Eugenio Mazzarella, Riccardo Mercurio, Mauro Maldonato, Giuseppe Montesano, Luigi Necco, Vincenzo Pacelli, Giulio Pane, Mario Alberto Pavone, Silvio Perrella, Eleonora Puntillo, Fabrizia Ramondino, Massimo Rosi, Aldo Loris Rossi, Domenico Scafoglio, Luciano Scateni, Jean Noel Schifano, Alfonso Scirocco, Michele Serio, Aurora Spinosa, Boris Ulianich, Valerio Ventruto.
Ad un’attività culturale sedentaria affiancavo ogni anno una sessantina di visite guidate (dal sottoscritto e da mia moglie) ai monumenti, alle chiese, alle mostre, ai musei della nostra città, con puntate mensili nella regione ed in giro per l’Italia, lì dove si svolgevano importanti rassegne artistiche. Visite seguite nel tempo da migliaia di persone, dal semplice appassionato allo specialista erudito.
Ogni mese organizzavo, con la collaborazione di studiosi di fama nazionale, conferenze sugli argomenti più vari nelle più prestigiose sedi di dibattito dall’Istituto per gli studi filosofici al Goethe , dal Grenoble alla Feltrinelli.
Negli ultimi mesi ho girato le scuole della Campania, prediligendo quelle del Bronx più profondo da Scampia a Forcella, per sensibilizzare i giovani, il nostro futuro, sul dramma del problema dei rifiuti, regalando a tutti (grazie alla sensibilità dell’editore) una copia del mio “ Monnezza viaggio nella spazzatura campana”.
La breve autobiografia potrebbe essere giunta alla conclusione (con l’invito, per chi vuole conoscere i miei lavori, a consultare il mio sito internet www.achilledellaragione.it), perché gli ultimi avvenimenti risalgono all’estate scorsa e potrebbero agevolmente collegarsi all’incipit del racconto, ma per completezza ed onestà vorrei rispondere alle domande che potrebbero essermi formulate da un ipotetico avvocato del diavolo

1) In due anni 14.000 aborti, quanti in 30 anni di attività?
Nel 1996 nel corso di un’indagine che, dopo l’interrogatorio di oltre 400 mie clienti, portò alla scoperta di 4-5 casi di interruzioni di gravidanza avvenute nel mio studio, nel complimentarmi con le due giovani pm che avevano condotto l’inchiesta, segnalai che erano sfuggiti alle pur rigorose inquirenti altri circa 40.000 aborti dei quali dichiarai di essere l’autore.
2) Si sente colpevole per quel che ha fatto?
Ritengo di aver agito sempre e soltanto nell’interesse delle pazienti che, spontaneamente, si rivolgevano a me per essere aiutate. Sono fermamente convinto che la volontà della donna vada rispettata, se si manifesta nelle primissime fasi della gestazione (quelle nelle quali si può adoperare il metodo Karman, l’unico da me utilizzato) quando l’embrione ha caratteristiche tali da non poterlo identificare come persona; viceversa sono del parere che l’interruzione della gravidanza a mese alto, anche se permessa dalla legge, sia poco diversa da un omicidio.
3) Tanti interventi corrispondono ad una bella cifra, quanto ha guadagnato?
Ho guadagnato cifre ragguardevoli, ma sarei criticabile se le avessi realizzate praticando banali appendicectomie?
In Italia una donna è libera di rivolgersi ad un medico di sua fiducia per qualunque patologia, ma non per un’interruzione di gravidanza, che deve essere praticata solo in centri pubblici. Ben diversa è la legislazione in nazioni ben più civili della nostra:Spagna, Inghilterra, Olanda, Stati Uniti, Francia ecc…, dove la paziente è libera di rivolgersi al suo ginecologo; è una situazione paradossale, figlia dell’ipocrita compromesso tra la sinistra ed i cattolici quando fu varata la legge 194, un aborto giuridico, che dopo 30 anni richiede una revisione in più punti, facendo salva naturalmente l’autodeterminazione della donna, la quale deve essere libera di rivolgersi presso un medico di sua fiducia.
Per trovare una soluzione tutti, a partire dai mass media, dobbiamo abituarci all’idea che un aborto praticato da un abile professionista in uno studio medico debba chiamarsi semplicemente privato e non, pomposamente, clandestino.

Achille della Ragione

Vi racconto il mio primo anno di galera


intervista di Mirko Locatelli  IL ROMA 5 settembre 2012

Sulla carta, gliene restano ancora nove da scontare. Un’eternità. Ma lui spera che a Strasburgo la Corte europea per i Diritti dell’Uomo prenda in considerazione il suo ricorso perché la condanna «è scaturita da continue compressioni al diritto di difesa esercitate nei miei confronti in tutti i gradi del giudizio». 
Personaggio controverso, Achille della Ragione ha 65 anni e una condanna definitiva a 10 anni. Ogni qualvolta un politico, un attore, uno sportivo varca la porta del carcere suscita l’interesse dei mass media.
E’ un modo per calamitare l’attenzione del lettore e la sua pruriginosa curiosità, magari alimentata da un pizzico di segreta soddisfazione per il loro destino.
Ma questo è un caso particolare. Perché anche dal carcere di Rebibbia il Della Ragione fa parlare di sé. Questo mese, per esempio, l’editore Clean stamperà il suo libro sulla “Napoletanità nella storia dell’arte” e a Roma un professore si sta attivando per una presentazione prestigiosa alla quale, anche se detenuto, sarà presente sotto scorta.
Attualmente è rinchiuso nel Reparto 68 di Rebibbia, che, a dire il vero,è uno dei fiori all’occhiello del sistema penitenziario italiano. «La mia cella – mi dice il ginecologo - è di otto metri quadrati, ha quattro letti, una fila di armadietti, al di sopra dei quali sono ammassati una serie infinita di buste con indumenti, bottiglie di detersivi e pacchi di maccheroni. Contigua, vi è una latrina alla turca di due-tre metri quadrati che funge anche da cucina, per la quale possediamo tre fornelli utili per fare il caffè e, alla bisogna, per suicidarci, al posto dell’impiccagione che non va più di moda».
I compagni di cella sono tutti napoletani, hanno dai 32 ai 36 anni e sono in galera da una decina d’anni. Il più fortunato finirà di scontare la pena nel 2025. Della Ragione li aiuta a sue spese per qualunque cosa: dal sapone alle sigarette, dall’olio al caffè. 
Scusa, perché lo fai?, gli chiedo. 
«Perché mi rispettano e mi vogliono bene, ma appartengono ad un mondo diverso: quest’anno hanno preso la licenza media. Due di essi sono assassini. Uno è un killer della camorra che in un agguato ha ucciso tre persone, le quali spesso turbano i suoi sogni e si materializzano nella stanza. L’altro ha ucciso il figlio che picchiava la moglie per procurarsi la droga: è un uomo distrutto che giorno e notte piange disperato».
Il Reparto 68 raccoglie detenuti con pene alte: dagli ergastolani ai tanti che devono scontare minimo cinque-sei anni. 
Il medico riceve sette-otto lettere al giorno, dai parenti, da amici scacchisti (è un maestro di scacchi) e dai frequentatori del salotto culturale di Elvira, la moglie. «Tra le persone istruite che io frequento nell’ora d’aria vi è l’ex senatore e governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, che deve scontare sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Poi un bancarottiere siciliano, un architetto sulla sedia a rotelle, e Sergio Boeri, ex trafficante internazionale di droga ed esponente delle Br, una mente lucidissima. Il mio rapporto con le guardie penitenziarie è ottimo. Salve qualche tu affettuoso, prevale il voi e il lei, che è una costante nei miei contatti con l’ispettore e con la direttrice di reparto». 
Presso il teatro del carcere si svolgono continuamente spettacoli musicali e culturali con la partecipazione di personaggi illustri, ai quali dopo si possono rivolgere delle domande, cosa che Della Ragione fa spesso e volentieri ricevendo complimenti e applausi. «Possediamo libri e giornali. - continua a raccontarmi - In più ogni cella ha il suo televisore, purtroppo sempre acceso.
Possiamo uscire all’aria aperta, in un campo di calcio e uno di tennis dalle 8:20 alle 10:45, e dalle 13 alle 14:45. Io ne approfitto soprattutto per giocare a scacchi con un maestro albanese».
Della Ragione frequenta tutte le funzioni religiose che si svolgono nella cappella di reparto e nella chiesa centrale, quella in cui è venuto il papa. Frequenta anche un corso di giornalismo e ogni lunedì registra delle interviste che si possono ascoltare su Radiocarcere 103,3. Sul suo sito www.achilledellaragione.it, nella sezione video, c’è una sua lunga intervista ad una giornalista del Corriere della Sera.
Le regole di Rebibbia sono scandite da orari precisi: «La mattina mi sveglio alle 9 e faccio colazione con latte e fette biscottate. Alle 13 un pasto frugale con pollo o tonno o frutta. Alle 19, essendo in cella tutti napoletani, ci prepariamo gli  immancabili maccheroni: aglio e olio, carbonara, matriciana, puttanesca. Alla 21:30 cerco già di addormentarmi». 
Durante l’anno, presso la Biblioteca Papillon di Rebibbia, una struttura con migliaia di libri, si è tenuto un corso di una ventina di lezioni sui 150 anni dell’unità d’Italia. All’ultima ha partecipato il presidente della “Fondazione Ugo Spirito”, Giuseppe Parlato, ordinario di storia contemporanea, che ha presentato il libro “Gli italiani che hanno fatto l’Italia”. Nel corso del dibattito Della Ragione è intervenuto più volte, per cui alla fine, presenti le telecamere del TG1, il relatore lo ha chiamato accanto a sé e ha esclamato: questo signore doveva stare lui in cattedra ed io in sala a fare domande”.
Nel teatro di Rebibbia un altro docente ha intrattenuto i carcerati per due ore sul tema “Dignità e libertà in carcere”. Sentite com’è andata: «Premetto che in prima fila vi era un solo posto senza il cartello Riservato. Mi ci sono seduto e dopo poco avevo accanto a me il garante dei detenuti e la direttrice del mio reparto, una donna bella, giovane e soprattutto profumata, con la quale ho discusso piacevolmente per una ventina di minuti. Finita la barbosa conferenza, ho alzato il dito e chiesto di poter porre anch’io un quesito, che spaziava da Beccaria a Foucault.
La mia domanda ha entusiasmato il professore che, dopo averne discusso per un quarto d’ora, è venuto a stringermi la mano e mi ha chiesto: «Ma lei è a piedi o in macchina? Vorrei continuare la discussione con lei e farne argomento di una lezione universitaria». «Guardi, gli ho risposto, io sto a piedi e se vuole proseguire la conversazione deve accompagnarmi nella mia cella». «Perché, lei è un detenuto?». «Purtroppo sì». Al che mi ha consegnato il suo biglietto da visita pregandomi di scrivergli».
Per impegnare la mente, il ginecologo sta anche scrivendo un libro di favole ambientato a Rebibbia e illustrato dai disegni del suo nipotino.
Inoltre si è riscritto all’università, ha superato tre esami «e mi appresto a farne altri tre questo mese». La temperatura in questi giorni in carcere è asfissiante. Ma la forza di resistenza di Achille Della Ragione appare quasi incredibile, essendo malato di cuore. Lui non si dà per vinto. Mi dice: «Cercherò, non so come, di dare un senso positivo alla mia esperienza. Tu intanto salutami il direttore del Roma, Antonio Sasso…».


ANSA 3/10/2012

Sarà sottoposto al vaglio della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo e anche al Giudizio di Revisione il caso del ginecologo napoletano Achille della Ragione, arrestato nell’ottobre del 2011, dopo due anni di latitanza, per una sentenza passata in giudicato del 2008 in quanto ritenuto responsabile di avere praticato un’interruzione di gravidanza senza consenso. Secondo la difesa il professionista è vittima di una estorsione e sottoposto a “torture” fisiche e psicologiche.

foto da Rebibbia

ottobre 2013 Serena Autieri  riceve "Favole da Rebibbia"

31 maggio 2013 presentazione del libro: "Napoletanità arte miti e riti a Napoli"


Achille con ALBERTONE il gladiatore

Achille con il senatore SALVATORE CUFFARO   ex presidente della regione Sicilia


Achille con l'ergastolano PETRIT KASTRATI avversario in interminabili partite di scacchi

Primo premio miglior presepe

Achille e Mohamed il compagno di cella egiziano
I COMPAGNI DI CELLA MOHAMED TORKEY (1° a sinistra) PASQUALE GISSI (2° a sinistra)

 


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